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Dai quartieri bohemienne torna uno dei nostri sassofonisti
più rappresentativi a livello europeo,
Stefano
Di Battista, con un nuovo disco per la Blue Note francese. Album
mirato, preciso, come suggerisce il bersaglio nel package e lo stesso titolo, "Trouble
Shootin'".
Un
Di Battista dal multiforme ingegno, parafrasando Omero, in veste
di leader, sassofonista sia soprano che contralto e compositore di quasi tutti i
brani di "Trouble Shootin'". Brani influenzati dai giganti del passato (Cannonball
e il Duca su tutti), com'è giusto che sia, ma mai scontati o al sapor di "già sentito".
La creatività del sassofonista romano si fa sentire sin dalla prima traccia, "I
Will Love You", per poi esplodere in pezzi come "Under
Her Spell" (intesa perfetta tra sax e tromba) e "Alexanderplatz
Blues", in onore di uno dei locali più cari a Stefano. Solo tre le cover,
omaggi a Bobby Timmons, Kenny Burrell e Horace Silver, cover
(tanto per restare in sintonia col resto del disco) decisamente interessanti.
Il gusto per l'hard bop e per il blues si mischia ad alcune interessanti
scelte artistiche, come il voler sostituire il classico piano con l'organo Hammond
B3. Decisione saggia, visto che l'amalgama degli strumenti crea un'atmosfera molto
omogenea, che ben caratterizza l'intero album. A supportare il gioioso contralto
di Stefano quattro signori del suono: il sempre eccellente
Fabrizio Bosso,
Baptiste Trotignon, perfettamente a suo agio di fronte ad un Hammond, la
chitarra di Russell Malone e l'ottimo Eric Harland, batterista appena
trentenne, che ci tiene a sottolineare la sua presenza con un groove marcato e puntuale.
Standing ovation anche per
Nicola Stilo,
l'uomo dietro il brillante dialogo sax/flauto su "The Serpent's
Charm", e per Eric Legnini, al pianoforte della title track.
Ennesima conferma di un talento che è riuscito ad imporsi su più di una scena.
Giuseppe Andrea Liberti per JazzItalia
| 04/05/2008 | 1 marzo 1984: ricordo di Chet Baker al Naima Club di Forlì: "La sua voce sottile, delicata, sofferta, a volte infantile, mi è rimasta dentro il cuore per molto tempo, così come mi si sono rimaste impresse nella memoria le rughe del suo viso, profonde ed antiche, come se solcate da fiumi impetuosi di dolore, ma che nello stesso tempo mi sembravano rifugi, anse, porti, dove la sua anima poteva trovare pace e tranquillità. La pace del genio, la pace del mito, al riparo delle tragedie che incombevano sulla sua vita." (Michele Minisci) |
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