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Vittorio Sabelli R-Evolution Band
Versus



Wide (2011)

1. Evolution
2. Revolution
3. Whisky woman
4. Count basic
5. Il delirio del re
6. Riflessi in prospettiva
7. Islay Sky
8. Folk ‘n Blue
9. Rom
10. Iceberg
11. MG

Vittorio Sabelli - clarinet
Lutte Berg - guitars
Lorenzo Paesani - piano
Graziano Brufani - double bass
Stefano Costanzo - drums



via L. Fioravanti 26
64020 Nepezzano (TE)
Tel./Fax 0861.558611
email:
info@widesound.it



Il rintocco di una campana, le note gravi del clarinetto, un'escursione verso il registro più acuto, le note di una scala blues su una ritmica decisamente rock e con tanto di intersezioni di chitarra elettrica. Così si apre questo disco davvero insolito della R-Evolution Band di Vittorio Sabelli. "Versus" è un progetto musicale aperto a 360° che ha come base l' improvvisazione collettiva.

Proprio da questo concetto nasce un discorso musicale che non presenta nulla di scontato e che prende di volta in volta direzioni inaspettate. Il percorso è incentrato sul sound, sull'energia, sul timbro e sulla struttura formale delle composizioni, che risultano caratterizzate ciascuna da una sua distinta personalità che creerà degli spunti per un'improvvisazione il più varia possibile.
E' proprio l'elemento improvvisazione la linea comune del progetto. Dopo "One Way" uscito nel 2010, in questo nuovo album il suo autore non ha sentito il bisogno di creare un disco dallo stile omogeneo. Le situazioni che qui si creano sono spinte all'estremo attraverso un dialogo e un percorso comune tra i musicisti basato sull'ascolto e l'interazione che porta il discorso musicale in un senso anziché in un altro attraverso una vasta varietà di colori, timbri, ritmi, con una grande ricerca a tutto campo e con l'esplorazione di nuovi contesti sonori e musicali.
Sabelli, descrivendo se stesso, parla di una persona che cerca sempre di spalancare orecchie, occhi e testa in qualunque posto del mondo si trovi, da un'isoletta sperduta della Scozia (da cui ha tratto ispirazione per "Whisky Woman" ed "Islay Sky") ad altri luoghi o contesti totalmente differenti, come può essere l'ambiente Mediterraneo o luoghi lontani ed esotici.
Stimolato da tutti e cinque i sensi, il clarinetto di Vittorio Sabelli si trasforma in continuazione e gli stessi termini di jazz e rock diventano definizioni troppo strette per la sua musica, contaminata anche da mille altri stili ed influenze. Ma come dicevamo è l'improvvisazione l' ingrediente fondamentale, ed è proprio questo l'elemento che differenzia il jazz da tutti gli altri generi di musica.
Dopo i primi due brani innegabilmente jazz rock, nel terzo troviamo un'atmosfera meno contaminata. "Whisky Woman" è un jazz waltz. Ma subito nei brani successivi, "Count Basic" e "Il delirio del Re", ritroviamo un approccio più sperimentale.
"Riflessi in Prospettiva" lascia ampio spazio al pianoforte, suonato in maniera molto creativa e libera, ma ci indica molto chiaramente che l'approccio a questo brano è assolutamente jazzistico. Dopo un lungo assolo della batteria, il piano esegue un ostinato nel registro basso. Ed ecco riapparire il clarinetto che di colpo trasforma l'atmosfera del pezzo. Dialoga con la batteria. Viene riproposto il tema iniziale dal piano, e il pezzo si conclude nel rispetto dei canoni jazzistici, ma dopo avere comunque spaziato con grande libertà.
E' la volta di "Islay Sky" un pezzo dove la chitarra elettrica di Lutte Berg ha un ruolo importante, intersecandosi anche con l'assolo del basso. Sul finale del pezzo il clarinetto fraseggia abbastanza docilmente, viene riproposto il tema, seguito da un finale netto, come avviene in tanto jazz contemporaneo.
"Folk ‘n Blue" accosta colori ed effetti assai contrastanti. Chitarra elettrica distorta, pianoforte jazz, ed ecco il nostro clarinetto che propone e ripropone un tema che ci porta a pensare alla musica del repertorio antico partenopeo e mediterraneo. Netto allontanamento da qualunque genere e stile che ci possa apparire consueto, con improvvisazione libera su una ritmica martellante e decisamente rock, ma appena ci sembra di trovare qualche elemento di stabilità in ambito rock, ecco che entra un nuovo elemento destabilizzante e ci sembra quasi di vedere apparire le sagome un po' inquietanti del Teatro dei Pupi.
Il nono brano sembra superare i confini mediterranei e sembra guardare lontano, verso oriente. Qui l'intersezione di stili e la contaminazione creativa sono tali che la chitarra di Lutte Berg fa pensare addirittura ad un sitar indiano, il clarinetto ripete quei suoi riffs un po' ossessivi, fino a quando cambia mood suonando sul registo più basso ed in modo più morbido e l'atmosfera che si crea ci fa pensare ad una danza popolare.
"Iceberg" presenta un ostinato del piano su cui si intersecano nuovamente chitarra elettrica ed effetti, fino al bell'assolo del pianoforte, nervoso, basso ed incisivo, in un interessante dialogo con la batteria. Si unisce un riff della chitarra elettrica e il brano si chiude sfumando.
Proprio quando pensiamo di avere finalmente colto lo spirito di "Versus", di aver finalmente saputo riconoscere tutte le influenze e contaminazioni all'interno di questo discorso improvvisativo totale ed in continuo movimento, la track n. 11 con cui l'album si chiude, ci spiazza nuovamente. Sembra proprio appartenere ad un altro disco, se non fosse per la presenza del suono del clarinetto, unico elemento in comune con le altre dieci tracce.
Sabelli qui si esibisce in un tema in pieno stile "marchin' band", con un salto all'indietro di un secolo, seguito dal pianoforte che si cimenta in uno stride tanto virtuosistico quanto breve e con finale pirotecnico e repentino. Quest'ultimo brano appare come un ennesimo elemento imprevisto in un album già caratterizzato dalla continua ricerca di idee e spunti sempre diversi e da contaminazioni infinite.
Non disponiamo di una chiave di lettura che ci permetta di dare la spiegazione di questa scelta. Possiamo solo azzardare delle ipotesi. Ma forse la vera risposta alle tante domande che questo disco ci ispira sta semplicemente dentro all'unica frase riportata nelle liner notes, una frase dell'inquietante e controverso poeta inglese Aleister Crowley (1875–1947), una delle figure più enigmatiche del '900, viaggiatore, scalatore, occultista, satanista, dedito a pratiche esoteriche, al quale si sono ispirati fra l'altro anche moltissimi musicisti rock dagli anni '60 in poi, dai Beatles a Marilyn Manson, da Jimmy Page a Mick Jagger: "Do what thou wilt…." ("Fà ciò che vuoi…").

Rossella Del Grande per Jazzitalia








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Data pubblicazione: 22/02/2012

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