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The 3 moons
voyage


1. Leaving mechanic world (G. Partipilo) – 3:50
2. The hill (M. Gargano) – 5:35
3. WRU (O. Coleman) – 6:16
4. I Martiri di Otranto (M. Gargano) – 7:09
5. Twelve in Paris (G. Partipilo) – 5:36
6. Five years (Bjork) – 5:58
7. Ciro chi? (G. Partipilo) – 3:31
8. The quiet I never had (S. Jacoviello) – 5:36
9. John Titor Dilemma (G. Partipilo, M. Gargano) – 1:57
10. Brilliant corners (T. Monk) – 4:44

Gaetano Partipilo - alto sax, soprano sax on #4, wha on #6
Mauro Gargano - contrabbasso
Fabio Accardi - batteria



L
'impatto con Voyage è fulminante. Neanche il tempo di prepararsi all'ascolto e il sax di Partipilo, che apre Leaving mechanic world, ti catapulta nel jazz fresco e al contempo esperto di The 3 moons. Se è vero, infatti, che Voyage è la prima registrazione del trio The 3 moons, bisogna ricordare che Partipilo, Gargano, Accardi, negli anni novanta, hanno gravitato intorno al Fez (associazione culturale barese fondata da Nicola Conte), condiviso pertanto una delle scene jazz italiane attualmente più influenti e vivaci, quella pugliese, e collezionato collaborazioni prestigiose.

L
'idea di cominciare l'esperienza di The 3 moons è nata a Parigi, ma l'orizzonte internazionale in cui si muove e a cui si rivolge non disdegna affatto – considerando anche l'immagine di copertina del cd – l'origine meridionale e di provincia. E lo stesso nome della formazione, The 3 moons, si scrive in inglese, ma si deve leggere in dialetto barese. (Lasciamo al lettore il compito di svolgere questa piccola esercitazione, che anch'io – non pugliese – mi sono dovuto sobbarcare.) L'ironia, inoltre, campeggia ancora qua e là nei titoli di alcuni brani, come Ciro chi?.

Se biograficamente Voyage nasce tra Bari e Parigi, stilisticamente si nutre di jazz afroamericano. Tra i brani c'è WRU di Ornette Coleman e Brillant corners di Monk e The hill è dedicata ad Andrew Hill: già questo può indicare l'ispirazione e i maestri di riferimento; mettiamoci poi il suono vigoroso – pulito o sporco, melodico o free a seconda dei casi – e gli assoli trasbordanti di note del sax di Partipilo, la sezione ritmica tesa e asciutta che può variare imprevedibilmente e farsi morbida e avvolgente: insomma, The 3 moons è una formazione ben consapevole dei propri mezzi e del suo linguaggio jazzistico, che fonde "a caldo" la tradizione afroamericana con la sensibilità europea e mediterranea.

Eppure, la perla di Voyage è l'interpretazione del brano che rappresenta jazzisticamente la tappa del "viaggio" più remota ed esotica: Five years di Bjork. L'effetto wha che usa Partipilo è appena una traccia della sonorità elettronica dell'originale, per il resto trasfigurato dall'interpretazione di The 3 moons, che riescono a tradurlo completamente nel loro linguaggio, senza mostrare quelle forzature spesso evidenziate da operazioni di questo genere, che si limitano semplicemente a sfruttare un bel tema. Forse più radicale e complessa deve essere la traduzione – come un brano di Bjork pretende – e meglio riesce.
Dario Gentili per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 09/04/2008

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