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Storie attinte dalla tradizione del taoismo. Storie paradossali che hanno inondato la vita di Nguyen Le. Il regno onirico del chitarrista franco-vietnamitamita si libera in questo suo lavoro licenziato dall'attivissima The Act Company. E' un viaggio attraverso un periodo particolare della vita di Le e dell'incontro con un antico libro cinese. Ed il suono segue tali tracce di criticismo esasperato e di anticonformismo che caratterizza – storicamente – il taoismo attraverso il recupero del patrimonio religioso. I suoi compagni di viaggio sono di grande levatura: Paul McCandless ai fiati (praticamente tutti) il "newyorchese" Art Lande al piano, ed il "professore" Jamey Haddad alla batteria.
Un gruppo affiatato ed accomunato da quella spinta elettrica che contraddistingue il leader. Manca un bassista! Una scelta coraggiosa, ma guidata, sicuramente, da un'esigenza distante da altre soluzioni. Il lavoro dal punto compositivo risulta carente di qualche elemento. Manca la grinta, l'allure. Ogni brano è magistralmente eseguito. Il quartetto, ben affiatato, costruisce algoritmi, ma non colpisce al cuore. Scivola, con particolare gradevolezza. Ma scivola, anche nei brani più ispirati dalla tradizione Zen (Totsu) allorquando percorre sentieri armonici vicini alle composizioni dell'ultimo Metheny, in alcune parti, e fiocchi di sinfonica new age in altre. L'assenza del basso rende ancor più etereo il suono, come nell'albeggiante Snow on a Flower, dalle tinte barocche. La tecnica di Nguyen Le non si discute. Si apre sempre a soluzioni nuove ben supportate dal drive di Haddad e dalle incursioni percussive ed armoniche di Lande che cercano di sopperire all'assenza di groove con alchimie varie, sempre tese e ben studiate. L'interplay tra i quattro si ascolta e traspare nei movimenti ritmici ed armonici come in Jorai o in Walking on the tiger's tail, brano di particolare intensità, ben strutturato che libera McCandless in un solo travolgente. Preziosismi, forse eccessivi, emergono ancora in Butterfly Dream e nel brano conclusivo Eventail, pregni di una ricerca del suono esasperata e di tecnicismo estremo. Armonie leggiadre e suadenti si ascoltano nella gradevole e Slow Bee, così come nella più strutturata Evening Glory. Una fusione di suoni. Una prova intellettuale impegnativa, un viaggio
filosofico- iniziatico che però non alimenta adeguatamente quel pathos che, probabilmente,
voleva trasmettere l'artista.
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