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Lifegate Music 2006

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The Thrust
We Love U


1. Intro
2. Big one
3. Jungle
4. Sogno allucinato
5. Flash
6. Prelude to "we love u"
7. We love u
8. De luna
9. Ballad to Luis
10. Five days - bonus track

Pepe Ragonese - trumpet, vocal
Giovanni Giorgi - drums, loop, bass, programming, guitar
Pancho Ragonese - piano, Fender Rhodes, keys, programmino

Special guest:

Stefano Di Battista - sax alto (7) sax soprano (10)

Featuring:

Tonino De Sensi - electric bass
Sergio Cocchi - voice
Marco Vaggi - acoustic bass
Sandro De Bellis - percussion
Arup Kanti Das - tablas
Roberto Romano - sax
Mauro Capitale - sax



Questione di stile quella dei The Thrust.

I tanti climi sonori attraversati dal trio rimandano a funk, electro, etno, r'n'b, nu jazz, scelte sostenute dal particolare ed interessante equilibrio timbrico degli andamenti contemporanei, mai istrionici ed armonicamente spregiudicati: di rado accade.

Lo stile viene impresso dalla lezione dei maestri cui essi fanno riferimento (il Davis elettrico, Zawinul, Shorter, Hancock) di cui vengono esplorati i modi sospesi e sovrapposti secondo il coerente ordine compositivo prediletto dalla band, come in "Jungle", in cui il multiforme virtuosismo del solista Pepe Ragonese segna di linee lievi, furtive, quasi notturne, il gioco degli accordi sulla serrata trama di tastiere e percussioni.

Questione di stile, si diceva, non un banale calcolo ad effetto ma una reale esigenza creativa che non disorienta, anzi, e che appare improntata alla ricerca della rotondità del suono. Un buon esempio di contaminazione fra Jazz ed Elettronica, un intuito non comune, una capacità di innovazione ed adattamento – come in "Flash" – che sembrerebbe aspirare ad una sintesi stilistica orientata tanto dalle indicazioni del post hardbop quanto dal recupero della matrice più genuina del new soul e del looping da deejay. Fraseggi e andamenti comunque ben riconoscibili e di pronuncia decisamente world, senza sminuirne (come spesso accade) i contenuti, sempre tecnicamente esatti e sospesi in attimi di sicura emozione.

Lo spettro stilistico scandito dai tre è, a dir poco, variegato: un laborioso atelier d'idee in movimento, la cui forza trascinante sono la naturalezza, l'assenza di certe ispidità electro e la non convenzionalità delle atmosfere più jazzistiche.

La tensione del modus e la vitalità dell'incedere strumentale sono abilmente strutturate intorno a figurazioni che lasciano, sempre, ampio spazio all'estro improvvisativo della tromba di Pepe Ragonese e del sax di Stefano Di Battista, cangiante e raffinato in "Five days", tra morbidità vocali e contrappunti del soprano, aperto a venature anche smooth, giustamente intonate ad un pathos lontano da ogni frammentarietà commerciale e candidamente evocato, senza utopie cromatiche, solo all'insegna del buon gusto.

Le atmosfere non patinate ed il pulsante tessuto musicale conducono chi ascolta ad una naturale partecipazione, grazie anche alla volontà di esprimersi in termini chiari ed immediati, ben comprensibili e ariosi: questione di stile, appunto.
Fabrizio Ciccarelli per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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