Jazzitalia - Recensioni - Barry Guy, Maya Homburger, Zlatko Kaucic: Without Borders
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Seconda edizione del Premio Internazionale "Pino Massara" per giovani compositori di musica pop e jazz. Premi per un totale di 25.000 euro.

Pubblicato un nuovo testo da Antonio Ongarello dedicato a Scott Joplin: "10 Rags for Jazz Guitar" (trascrizione di "The Enterteiner").

Storica decisione della ECM: la prestigiosa etichetta di Jazz e Musica Contemporanea rende l'intero catalogo disponibile in streaming sulle piattaforme digitali più diffuse.

"The Great 78 Project", digitalizzate 25mila vecchie registrazioni, rese gratuite per il download.

Ultimi aggiunti:

            COLI Alessio (sax)
            DI VEROLI Angelo (batteria)
            FABBRINI Franco (contrabbasso)
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            GALATRO Francesco (contrabbasso)
            LI VOTI Dario (batteria)
            MENEGOTTO Mauro (batteria)
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            RONCA Marco (piano)
            SPARTà Gaetano (pianoforte)
            VIGNALI Michele (sax)
Barry Guy, Maya Homburger, Zlatko Kaucic
Without Borders



Jazzarium (2018)

1. Shadow Fragment
2. Footfalls I
3. Footfalls II
4. Celebration
5. Peace Piece
6. Footfalls III
7. The Seeker and the Search
8. Footfalls IV
9. Art

Barry Guy - contrabbasso
Maya Homburger - violino barocco
Zlatko Kaucic - percussion


Tre improvvisatori fra i più emblematici della scena europea si confrontano in questo lavoro che riporta gli esiti di un concerto avvenuto in Slovenia nel 2016. Non si tratta, in ogni caso, di un'esibizione di composizione istantanea pura e semplice, senza nulla di preparato o di concordato in precedenza. Il trio si muove, infatti, sulla struttura di brani già eseguiti in altre situazioni, utilizzando le idee compositive come input stimolanti da far evolvere secondo l'estro del momento.
 
Nell'album si contano quattro capitoli denominati "Footfalls", ovverosia "Passi", come il titolo di un testo teatrale della durata di 15 minuti a firma di Samuel Beckett. In queste tracce Barry Guy dispiega tutto il campionario della sua tecnica eterodossa, passando da fasi in cui si esprime con un pizzicato quasi jazzistico, a parentesi percorse da folate di sonorità sghembe, ottenute con un archetto che sembra voler scavare dentro il contrabbasso o farne a fette le corde, tale è l'energia impegnata nel tartassare creativamente lo strumento grave. Zlatko Kaucic risponde al partner piazzando colpi sparsi o raccolti in grumi con le sue percussioni più o meno omologate. Sì perché il batterista e non solo, come d'abitudine, batte su qualsiasi cosa gli capiti a tiro e, in più, per l'occasione sfodera pure qualche effetto timbrico con una cetra elettrica. L'impressione è che il musicista sloveno sia sempre altrove, rispetto al basso, ma è un altrove voluto e solo apparente. Tutti e due seguono una loro pista che va a intersecarsi mentalmente con quella del compagno di viaggio.

Nei pezzi in cui è presente Maya Homburger si aprono squarci romantici appena accennati. Sono bagliori inaspettati, però, in sequenze per il resto declinate verso la libertà tonale e il rumorismo.
Conclude il disco una versione dotata di un lirismo severo di "Art" di Steve Lacy. In questo brano i tre ritornano a suonare secondo le regole codificate, dopo un bel po' di licenze, più o meno poetiche.

L'album, ad ogni modo, rappresenta una buona opportunità per riconciliarsi con la musica improvvisata, non quella buttata là a caso, come viene, all'impronta, bensì quella progettata in qualche modo e messa in opera attraverso lo scambio di spunti, di appigli, fra i performers, che prenda forma in divenire, sul momento, in sala di registrazione o, come in questo caso, davanti al pubblico.
C'è, inoltre, un messaggio sociale dietro questo "Without borders", indirizzato a difesa dei profughi e al dramma delle migrazioni.

In conclusione l'album non è certamente di facile ascolto, ma contiene musica di sostanza, di un'avanguardia consapevole, capace di conquistare chi la sappia sentire e sia privo di pregiudizi.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 12/08/2018

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