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Ultimi aggiunti:

            ADJÀ QUINTET (gruppo)
            BELLADELLI Antonio (voce e contrabbasso)
            BLASIOLI Simone (sax)
            CAGNETTA Mariangela (voce)
            CAPPI Andrea (piano, tastiere)
            CAPRARESE Cristian (pianoforte)
            CASSARA' Elio (chitarra)
            CRISPINO Luca (chitarra)
            CRISTOFARO Gaetano (sax e clarinetto)
            CUOCO Ramon (tromba)
            GADDI Piero (pianoforte)
            GHIDONI Davide (tromba)
            INDRA (gruppo)
            LEPORE Fabio (voce)
            MAZZA Cristina (sax)
            ROSSINI Giorgio (voce)
            TATONE Angelo (chitarra)
            VARAVALLO Luca (contrabbasso)
Jacob Garchik
Ye Olde



Yestereve Records (2015)

1. Ye Olde of Flatbush
2. The Sinister Scheme of Mortise Mansard
3. A Clue Wrought in Stone
4. The Lady of Duck Island
5. and Meanwhile
6. The Elders of Ocean Pathway
7. Stained Glass Transoms Illuminate a Hidden Crypt
8. The Opossum King of Greenwood Forest
9. Crenulated Corbels
10. Post-Modern Revival
11. while Meanwhile
12. The Battle of Brownstone Bulge
13. Refuge in the Ruins of Castle Martense
14. The Throne Room of Queen Anne

Jacob Garchik - trombone, alto horn, tenor horn
Mary Halvorson - guitar
Brandon Seabrook - guitar
Jonathan Goldberger - guitar, baritone guitar
Vinnie Sperrazza - drums.


Jacob Garchik è un trombonista assai stimato negli Stati Uniti, nel giro di musicisti come Anthony Braxton e Lee Konitz, membro dell' Ensemble Kolossus di Michael Formanek fra l'altro. Per questo cd a suo nome Garchik riunisce tre chitarristi di larghe vedute, con un piede nel jazz e l'altro in musiche di confine ad alto tasso di elettricità. Al trio delle sei corde viene affiancato, poi, un batterista piuttosto orientato verso il rock come Vinnie Sperrazza. Alla base del progetto c'è una storia improbabile di impianto medievale, risalente al 1014. Protagonista è un gruppo di allegri compari che si coalizza per sconfiggere un nemico comune, impersonato da un malvagio architetto. Il disco si configura, quindi, come un concept-album di tematica pseudo-ambientalista.
Nei quattordici segmenti si ascoltano tracce di prog-rock, lampi psichedelici, squarci melodici improvvisi e imprevisti, sequenze solenni e marziali. Sulla selva aggrovigliata, ma non inestricabile, di suoni creati delle tre chitarre e sopra i colpi secchi e incalzanti delle percussioni si erge la voce olimpica del trombone del leader, a volte raddoppiata grazie all'uso dell'elettronica. Si produce, quindi, un contrasto voluto fra le chitarrate pesanti e allucinate e il fraseggio nitido, lineare dello strumento di ottone. E' una musica spesso sopra le righe, con momenti di calma, anche lirici, che non convince appieno, però, anche per la statura dei partner coinvolti nell'impresa. Viene da dire che ci si poteva aspettare di più dalla presenza nel disco di personaggi come la Halvorson o Brandon Seabrook.

In effetti il leader si è invaghito di una idea abbastanza pellegrina e vi ha costruito attorno una musica di gusto retrò, con rimandi alla stagione progressive e zone limitrofe, aggiungendo qualche pennellata di simil- barocco per antichizzare le atmosfere. E' un pastiche con una sua coerenza di fondo, tutto sommato, realizzato dignitosamente, ma privo di contenuti veramente probanti. Le composizioni di Garchik, infatti, non decollano mai, malgrado l'impegno, gli sforzi dei fuoriclasse arruolati nella band.

Gianni Montano per Jazzitalia







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Data pubblicazione: 11/09/2016

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