Jazzitalia - Roberto Fonseca: Zamazu
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ENJA - Distr. Egea Distribution
Roberto Fonseca
Zamazu


1. Misa Popular – 0:31
2. Tierra En Mano – 5:19
3. Clandestino – 4:42
4. Llegó Cachaito – 3:45
5. As' Baila Mi Madre – 0:54
6. Congo Árabe – 5:51
7. Zamazu – 4:37
8. Suspiro – 7:09
9. Ishmael – 5:53
10. El Niejo – 6:49
11. Mil Congojas – 3:16
12. Triste Alegria – 6:30
13. Zamazamazu – 5:01
14. Dime Que No – 3:12

Roberto Fonseca - piano
Omar Gonzáles - contrabbasso
Ramsés Rodriguez - batteria
Emilio Del Monte Mata - percussions; bongos
Emilio Del Monte Valdés - percussions; maracas
Javier Zalba - flauto; clarinetto; sax alto; sax soprano
Boghan Costa - berimbau; pandeiro; wood block; palmas
Ale Siqueira - palmas
Orlando 'chachato' Lopez - contrabbasso
Manuel 'guajiro' Mirabal - tromba
Omara Portuondo - voce
Carlinhos Brown - gaita de sierra
Toninho Ferragutti - fisarmonica
Vicente Amigo - chitarra flamenco






In occasione del lancio a livello internazionale di Zamazu, Roberto Fonseca è stato definito l'erede legittimo di quell'enorme fenomeno planetario che è stato, in tutte le sue numerose e diverse ramificazioni, Buena Vista Social Club. È vero che Fonseca ha sostituito al piano Rubén González nell'orchestra di Ibrahim Ferrer, con cui ha inciso un album e fatto un lungo tour in tutto il mondo, vero è pure che ascoltando Zamazu si possono cogliere gli eco di quella fortunatissima stagione della musica cubana – la ballad El Niejo (parola creata dall'unione di niño e vejo) è dedicata proprio a Ferrer e anche Triste alegría è in pieno stile Buena Vista –, ma sarebbe ingiusto fare di Roberto Fonseca l'ennesimo prodotto (commerciale?) derivante da quel grande successo. In primo luogo perché in Zamazu, per quanto resti preponderante, non c'è soltanto Cuba, ma si spazia attraverso diverse espressioni della musica afro-americana – Fonseca rende omaggio anche a Abdullah Ibrahim interpretando la sua Ishmael. Quest'aspetto risalta fin dal primo ascolto: Zamazu è un lavoro estremamente vario, anche troppo forse. Basterebbe scorrere la lunga lista di musicisti e strumenti che si alternano nei quattordici brani: si va dalla cantante cubana Omara Portuondo alla chitarra flamenco di Vicente Amigo, passando per l'onnipresente Carlinhos Brown. Eppure, nonostante in brani dalle sonorità cubane si possano ascoltare anche sprazzi funky, Zamazu riesce a mantenere una propria interna coerenza. Sicuramente per la grande attenzione nel presentare in modo chiaro il tema, che Fonseca fa risaltare non soltanto con il piano, ma accompagnandolo spesso e volentieri con la voce, tanto da rendere canticchiabili molti brani. Chissà, forse è proprio tale ricerca della cantabilità l'eredità più evidente di Buena Vista Social Club.

Ma c'è anche dell'altro, che in Zamazu emerge a un ascolto più attento, soprattutto nelle ballad come Tierra en Mano, Llegó Cachaíto e Suspiro o, ad esempio, nell'assolo di Clandestino. Ma risulta del tutto evidente se si ha l'occasione di ascoltare Fonseca dal vivo, come il 11 novembre 2007 all'Auditorium di Roma. Ebbene, Roberto Fonseca è un gran pianista. Non soltanto per il senso ritmico peculiare della scuola cubana o latina in genere, ma anche da un punto di vista squisitamente jazzistico.

Al concerto romano Fonseca si è presentato con il suo quintetto, l'ossatura di Zamazu. Certo, la scaletta era sostanzialmente rappresentata dai brani dell'ultimo album, ma la formazione più ridotta e il consueto spazio che la dimensione live lascia all'improvvisazione hanno offerto la possibilità di apprezzare pienamente il grande talento pianistico di Fonseca. Senza perdere la forza d'impatto di Zamazu, la sua anima latina, e la cantabilità dei suoi brani (tant'è che Fonseca si è divertito a far cantare il pubblico), il concerto è stato sorprendente soprattutto per gli appassionati di jazz, che, oltre a uno straordinario uso sincopato del ritmo e alla maniera percussiva di suonare, che può ricordare di certo Abdullah Ibrahim ma anche McCoy Tyner, hanno potuto apprezzare uno swing e un blues assolutamente raffinati. Anche il gruppo con cui Fonseca ha suonato era composta da musicisti di prim'ordine, di sicura formazione jazzistica, emersa particolarmente nello stile "statunitense" del pur cubano – come ha scherzato Fonseca a proposito della sua pelle bianca – sassofonista Javier Zalba. Unico brano non tratto da Zamazu è stato (Somewhere) Over the rainbow, ultimo bis del concerto, eseguito in solo piano da Fonseca. E non era un caso. Voleva essere un'ulteriore prova, se ancora ce ne fosse stato bisogno, della grande sensibilità pianistica di Roberto Fonseca.
Dario Gentili per Jazzitalia

Auditorium – Parco della Musica
Roma, 11 Novembre 2007
Roberto Fonseca Group "Zamazu"
Roberto Fonseca - pianoforte
Javier Zalba - sax, flauto, clarinetto
Joel Hierrezuelo - percussioni
Omar Gonzalez Sanchez - contrabbasso
Ramses Rodríguez - batteria







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Data pubblicazione: 03/12/2007

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