Comunicato del 18/03/2006
 
 


VERDEARANCIOMUSICA

Fabrizio Bosso Official Management
propone

FABRIZIO BOSSO & FLAVIO BOLTRO: TRUMPET LEGACY - LE TROMBE DEL RE:
Fabrizio Bosso (tp,flgh), Flavio Boltro (tp, flgh), Luca Mannutza (p), Luca Bulgarelli (cb), Lorenzo Tucci (dr)
disponibile dal 3 al 5 aprile e dal 25 al 29 giugno (e su richiesta)

Suono inimitabile, tecnica sopraffina, dinamismo, esecuzione muscolare e velocità di marcia rilevante, ma al tempo stesso soluzioni raffinate, una vasta gamma di sonorità e di risorse a disposizione. Fabrizio e Flavio hanno in comune questo e molto altro. La città natale, Torino, in primis. La capacità di donare forma di suono a brevi sguardi di naturalezza, anche. Insieme sul palco festeggiano. E come in ogni festa che si rispetti si rappresenta una cultura e si prosegue una tradizione: miti e riti che si celebrano. Così i due rendono omaggio ad altrettanti trombettisti della storia del jazz, Freddie Hubbard e Lee Morgan. Due trombe del re, che per entrambi hanno rappresentato fonte di intensa ispirazione nei loro percorsi artistici di ricerca individuale. E questo è il mito. Il rito invece quando il quintetto - completato da una ritmica dal solido interplay con Mannutza al pianoforte, Bulgarelli al contrabbasso e Tucci alla batteria - tratta le sezioni originali del repertorio, composto da entrambi: atmosfere sofisticate e sensibili, concettuali ma non troppo, liriche ma controllate. Flavio e Fabrizio si sono conosciuti tanto tempo fa; Fabrizio era un bambino, ricorda ancora: "Ho avuto una vera e propria folgorazione quando da piccolo l'ho sentito suonare. Mio padre, trombettista a livello dilettantistico, studiava da lui, a Torino, così un giorno sono andato al suo saggio, io mi dedicavo già alla tromba, e mi son detto: voglio suonare come Boltro!". Oggi sono alla pari. Si incontrano in un dualismo che diviene complicità e subito dopo torna ad essere inetnso contrasto. Nell'uno e nell'altro caso fanno squillare le trombe. Le trombe del Re.


FABRIZIO BOSSO QUARTET:
Fabrizio Bosso (tp,flgh), Luca Mannutza (p), Luca Bulgarelli (cb), Lorenzo Tucci (dr)

disponibile dal 5 al 13 giugno 2006 (e su richiesta)

E' pratica comune dei valenti musicisti raffigurare con pochi tratti interi mondi. Fabrizio Bosso con questo quartetto riesce a dipingere quadri sonori sull'infinito, merito anche dei giovani leoni al suo fianco: Luca Mannutza al pianoforte, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria.

Radicato in una tecnica ultrasensibile, il quartetto procede a cavallo di tutti gli stili, mostra attenzione - non esclusiva ma qualificante – agli standard; ma anche molti brani scritti appositamente dal leader e da Luca Mannutza rappresentano il viatico per la creazione di un punto di incontro. Un luogo di coesione ed ispirazione. La musica non è irrigidita in un sistema, né mai totalmente libera da esso. La tecnica ferrea dei quattro musicisti, il percorso nella memoria, la tensione dialettica e dialogica spinge il quartetto a bruciare un'idea dopo l'altra, dagli impulsi profondi all'ironia spinta. Riescono pienamente ad abbottonare un singhiozzo dalla multipla coscienza alla loro musica.

Il quartetto, ancora mai fissato su disco, entrerà in studio prossimamente, con un'orchestra d'archi e alcuni ospiti.

FABRIZIO BOSSO & DANIELE SCANNAPIECO - HIGH FIVE
Fabrizio Bosso (tp,flgh), Daniele Scannapieco (sax), Luca Mannutza (p), Pietro Ciancaglini (cb), Lorenzo Tucci (dr)

disponibile dal 17 al 22 luglio 2006, dal 20 al 26 agosto (e su richiesta)

Una lettura critica con approccio scientifico, umanistico, pragmatico all'hard bop. Nel calibrare il gioco delicato e mutevole tra le reazioni chimiche possibili, il quintetto ha saputo cogliere l'estensione spazio-temporale dell'estetica boppistica fino ad elaborare musica originale, che prende l'abbrivio tanto dalla bravura dei singoli, quanto dalla coesione dell'insieme, dall'interplay. I singoli, che sono Fabrizio Bosso alla tromba, Daniele Scannapieco al sax tenore, Luca Mannutza al pianoforte, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria, insieme mostrano la rifondazione del metodo della logica storica: il superamento sistematico del concetto di staticità, a fronte dell'affermazione del dinamismo inteso come crescita culturale.

Gli High Five hanno all'attivo due incisioni entrambe per la Via Veneto Jazz: "Jazz For More" (2002) dove al piano era presente Julian Oliver Mazzariello, e "Jazz Desire" del 2004.

DISPONIBILI SU RICHIESTA:

FABRIZIO BOSSO & ROSSANO SPORTIELLO - tromba e flicorno + pianoforte - nota introduttiva di Maurizio Franco
Il rito del rinnovamento della memoria storica e dell'attualizzazione del passato è un punto di arrivo, non di partenza. Su questo postulato si sono incontrati Fabrizio Bosso e il pianista Rossano Sportiello. E si sono chiesti: chi è il più grande di tutti? Louis Armstrong, non ci sono dubbi. Neanche Miles Davis ne aveva. Allora via con l'esprimere l'esigenza profonda di raccontare Armstrong. Il progetto ha due piani interpretativi. Da un lato i due raccontano Louis con le parole di Louis: propongono il suo repertorio in stile, con una filologia che è arte del conoscere e mai semplice imitazione. D'altro canto però la tromba e il pianoforte di Bosso e Sportiello si imbattono in un avvincente revisionismo del repertorio del trombettista di New Orleans. Un viaggio al grumo della musica di Armstrong, forte di un linguaggio dalla sintassi immaginifica, di soluzioni creative, di icastica ritmicità narrativa.

FABRIZIO BOSSO & IRIO DE PAULA - tromba e flicorno + chitarra
Consolidato, timbricamente insolito, geograficamente una scommessa. Il duo formato da Irio De Paula, chitarra, e Fabrizio Bosso, tromba, colpisce per inventiva, logica strutturale, sentimento, lirismo, capacità di raccogliere tutto ciò che la storia e lo studio ha messo a loro disposizione. I due si sono incontrati casualmente, dando vita ad un album, "Once I Loved" (Philology 2003) che restituisce la magia del jazz: prima non si conoscevano, dopo si sono amati.

"Un vero talento anche dal punto di vista umano". Irio De Paula adora Bosso. E dal vivo, ancor più che in studio, lo sostiene, armonicamente e ritmicamente, con quel piglio tutto brasiliano. Nell'alternarsi continuo tra cadenze popolari – di matrice brasiliana - ed approccio jazz, il duo sviluppa una ricerca musicale sofisticata, senza cadere nella trappola dell'eccesso di manierismo che sovente accompagna chi si prodiga al di fuori dei propri confini di genere. Il repertorio si risolve tra riletture obbligatoriamente originali di standard, musica popolare brasiliana di Antonio Carlos Jobim, Marcos Valle e molto spazio, naturalmente, all'improvvisazione e all'interpretazione istantanea.

Irio e Fabrizio hanno registrato anche un altro disco, "Four For Jazz", realizzato in quartetto con Moriconi e Manzi.

SHORT BIOS

Fabrizio Bosso ha iniziato a suonare la tromba a 5 anni. A 15 era già diplomato al conservatorio G. Verdi di Torino. Coltivando di continuo gli interessi per la musica di estrazione colta si è accostato al jazz. Un richiamo forte, suadente, a cui il torinese non ha saputo reagire. Tecnicamente impeccabile, ciò che più colpisce di Fabrizio è la creazione di una grafia personale, in cui il colore e la dinamica del suono non sono mai scontati, il senso dello swing è spinto agli eccessi, la tensione creativa è costante anche nell'interpretazione di standard. Oltre ad aver svolto attività concertistica sotto la direzione di George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman, è stato ultimamente reclutato da Charlie Haden per alcune tappe del tour promozionale del nuovo album della Liberation Music Orchestra. Nel 1999 viene votato come "Miglior Nuovo Talento" del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz, e negli anni collabora stabilmente nei gruppi di Salvatore Bonafede, Giovanni Mazzarino ed Enrico Pieranunzi. Fonda, assieme a Scannapieco, gli High Five, suona in duo con Rossano Sportiello in un omaggio ad Armstrong, in trio con D'Andrea e Petrella, nel suo quartetto - con Mannutza, Bulgarelli e Tucci - che presto entrerà in studio di registrazione, ed incide diversi progetti come leader e co-leader. Fortunata anche la collaborazione al fianco di artisti confinanti con l'estetica jazz come Sergio Cammariere e Nicola Conte.

Flavio Boltro è nato a Torino nel 1961 e si è diplomato al conservatorio della sua città. Si è messo in luce a metà degli anni '80 nella scena italiana – collaborando anche con i Lingomania di Maurizio Giammarco – prima di iniziare a suonare accanto a musicisti del calibro di Steve Grossman, Cedar Walton, Bob Berg, Don Cherry, Billy Hart e Billy Higgins. Dal 1990 prende parte a vari festival e tour accompagnando Freddie Hubbard e Jimmy Cobb per entrare poi nei ranghi del gruppo di Laurent Cugny tra il 1994 e il 1997, suonare con Aldo Romano e ritrovarsi sempre più spesso a frequentare la Francia.
Già trombettista nel sestetto di Michel Petrucciani, e' membro dell'attivissimo quintetto di Stefano Di Battista (in seguito conosciuto come il Quintetto Di Battista/Boltro). Ha inciso diversi dischi da leader, alcuni dei quali anche per la Blue Note. Tra questi da ricordare il bel "Road Runner".

Daniele Scannapieco: co-leader del quintetto, possiede un suono affidabile, ottima conoscenza teorica – ha iniziato suonando il clarinetto ed è figlio d'arte – incarna in pieno l'idea moderna di musicista, frequenta il sax tenore e alto. Ottima conoscenza della storia e della tradizione profondamente amata e continuamente rivisitata con singolare chiarezza espressiva. Vanta collaborazioni illustri con musicisti del calibro di Dee Dee Bridgewater (partecipando persino alle sedute di registrazione di "This Is New"), Maria Pia De Vito, Stefano Di Battista, Flavio Boltro. Dal ‘99 si esibisce regolarmente in Francia dove è molto stimato. Tra le sue ultime creature figura la Salerno Liberty City Band, di concerto con gli altri musicisti impegnati, e da segnalare "Never More", sempre per la via Veneto Jazz, ottima prova da leader.

Luca Mannutza è nato a Cagliari nel 1968. Suona il pianoforte fin da bambino e si diploma al conservatorio G. P. da Palestrina a 18 anni. In quegli anni si interessa del progressive rock, scopre i Weather Report, e nei primi anni ‘90 si trova al fianco del sassofonista argentino Hector Costita. Nello stesso periodo entra in contatto prima con Andy Gravish poi con la scena italiana marcata da Paolo Fresu e Maurizio Giammarco. Nel giugno 2002 vince il Premio Massimo Urbani e lo si ritrova nel quartetto di Max Ionata, con il quale presenta anche un bel duo sulle composizioni di Joe Henderson.

Luca Bulgarelli è tra i migliori giovani contrabbassisti in circolazione – usa anche il basso elettrico ed è attento agli strumenti digitali. Dotato di alta padronanza tecnica e ricca sensibilità espressiva, originario dell'Abruzzo ma da tempo residente a Roma, si dimostra un musicista enciclopedico che si sta ricucendo un ruolo cardine nell'ambito di altri importanti progetti come il quintetto di Roberto Gatto, la band di Sergio Cammariere, al fianco di Ada Montellanico ed Enrico Pieranunzi. E' leader di un quartetto stellare composto dallo stesso Bosso alla tromba, Gianluca Putrella al trombone e l'eclettico Mr. Fabietto agli apparecchi elettronici

Pietro Ciancaglini è un trentenne romano, diplomato al conservatorio "L. Refice" di Frosinone in contrabbasso. Tra i più attivi sulla scena romana, vanta ottime frequentazioni, tra cui quella con Rosario Giuliani, Lee Konitz, Rita Marcotulli, Ada Montellanico, Pietro Tonolo. Nel 2002 licenzia il suo primo disco da leader, "Italian Jazz Graffiti" per la Isma Records.

Lorenzo Tucci è un batterista incredibile la cui tecnica è frutto di un'attenta scomposizione sia del drumming di matrice nero americana che va da Elvin Jones a Tony Williams sia dell'impressionismo di Shelly Manne e Buddy Rich. Si esibisce spesso al fianco di Rosario Giuliani e fa parte della schiera di musicisti jazz reclutati da Nicola Conte per i suoi progetti crossover. Nel 2001 è uscito il primo disco a suo nome dal titolo "Sweet Revelation" (Philology).

Rossano Sportiello si è avvicinato alla musica perché innamorato sin da bambino della canzone napoletana e di Renato Carosone in particolare. "Per primo inaugurò quella formula che, già dagli anni 50, riuscì ad accostare le grandi melodie della tradizione partenopea agli stilemi ritmico-armonici d'oltre oceano", dice Sportiello. Perfettamente connesso all'estetica dello stride piano di maestri quali J. P. Johnson, Fats Waller e Willie "The Lion" Smith, nonché alla seconda generazione di pianisti stride ed in particolare alla figura di Ralph Sutton, nutre una vera e propria ammirazione per il jazz tradizionale, fin tanto da permettergli di suonare in giro per tutto il mondo. Ha inciso diversi dischi, tra cui "Piano On My Mind. Solo piano" per Jazz Conneisseur ed è stato membro stabile della Milano Jazz Gang. Ultimamente frequenta i club e i festival di tutta Europa con i Blue Napoli al fianco di Gerry Gennarelli, Guiorgio Rosciglione e Gegè Munari. Stabilitosi in Italia negli ani '70, al termine di una tournée con la cantante brasiliana Elza Soares, Irio De Paula ha sempre mantenuto un forte legame culturale con il suo paese d'origine, il Brasile. E' nato a Rio De Janeiro e si è avvicinato alla chitarra molto presto, legandosi a personaggi della musica popolare brasiliana come Paulo Moura, Baden Powell, Rauzinho, Dijalma Ferreira, Eumir Deodato, Juarez ed esibendosi spesso al fianco di Astrud Gilberto e Chico Buarque con i quali ha esplorato la samba, la bossa nova e il folclore del suo paese. In ambito jazz vanta una cospicua discografia come leader ed ha partecipato ad incisioni di Sal Nistico, Steve Grossman, Dannie Richmond, Archie Shepp, Don Pullen e Ray Mantilla tra gli altri. Suona in acustico e in elettrico, spesso si dedica all'uso di percussioni e al cavaquinho, la piccola chitarra brasiliana.

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