Jazzitalia - News: E' morto a soli 44 anni il pianista Esbjorn Svensson.
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News n. 11151 del 16/06/2008 >> tutte le news...


E' morto a soli 44 anni il pianista Esbjörn Svensson

photo by Dario Villa

"Il pianista jazz e compositore svedese Esbjörn Svensson (44 anni) è morto in un incidente mentre effettuava pesca subacquea. Burkhard Hopper, manager dell'Esbjörn Svensson Trio (e.s.t.), ha detto che Svensson è morto sabato scorso nell'arcipelago intorno a Stoccolma. Svensson - che lascia la moglie e due figli - era molto noto nei circoli del jazz internazionale, dal Giappone agli Stati Uniti, e in Europa sopratutto in Germania, Francia e Gran Bretagna."

Ha dell'incredibile la lapidaria notizia dell'Ansa. Le intense note di Esbjörn Svenson non suoneranno più, si sono perse nella trepidazione del mare che sembrava trasparire dal suo pianoforte.
Esbjörn Svensson era ritenuto uno dei più talentuosi pianisti esistenti. Un pianista "per caso", a suo dire: " "Suono il piano, perché a casa non avevamo nessun altro strumento. In realtà mi sarebbe piaciuto di più la batteria. Poi è arrivato Magnus Öström con la sua ed io sono rimasto al pianoforte. Siamo cresciuti insieme e abbiamo fatto fin dall'inizio musica insieme. Quando Magnus ha ricevuto in regalo la sua prima batteria, si è messo di fronte a me e abbiamo iniziato semplicemente a suonare. Non avevamo assolutamente idea di come si facesse musica, però ci piaceva. In questo modo la nostra musica ha potuto evolversi nel tempo in maniera molto particolare, perché non abbiamo avuto un maestro e nessuno ci diceva come davvero si dovesse suonare".

Molto attento a mantenersi sempre in uno stile medio, Svensson integra la propria musica con elementi elettronici che conferiscono ai suoi concerti una precisa originalità musicale. Il suo stile si completa di suoni armonici e melodici e di sorprendenti variazioni.

La sua musica è un'opera d'arte, che non reclama nessuna sicurezza stilistica e che di conseguenza trae valore da se stessa. Apertura, curiosità e in parte anche il caso, sono le radici dell'origine musicale di Esbjörn Svensson.

Svensson era nato nella città svedese di Västeras nel 1964. Sua madre suona musica classica al pianoforte, suo padre ama Ellington ed ascolta per radio la nuova dilagante musica pop. Al suo primo gruppo musicale dei tempi della scuola, seguirono i successi alla High School e tre anni di lezioni di pianoforte. Quattro anni di studio all'università di Stoccolma lo aiutano ad ampliare le sue conoscenze autodidatte, così che dalla sua giovanile leggerezza musicale riesce a sviluppare una propria creativa sicurezza.
Si lascia influenzare da spunti molto diversi quali quelli di Jan Johansson a Chick Corea, fino a Keith Jarrett, dalle cui particolarità stilistiche forma la sua personale immagine del jazz.

Dalla metà degli anni Ottanta Svensson diventa la figura del musicista ispirato, sulla scena svedese e danese. Nel 1990 fonda il suo trio personale, ma soltanto dal 1993 ha l'impulso di presentarsi al pubblico, perché aveva conosciuto il contrabbassista Dan Berglund. è affascinato dalla capacità di questi di compiere delle variazioni e riesce ad averlo nella sua band.
Nello stesso anno lo Svenssons Trio debutta con "When Everyone Has Gone" (Dragon), seguito nel 1995 dall'album live "Mr. & Mrs. Handkerchief" (Prphone), nel 1997 da "Est Plays Monk" (BMG) e nel 1998 da "Winter In Venice" (BMG).

Da virtuoso di piano qual è Svensson inizia a raccogliere innumerevoli premi. Viene nominato nel 1995 e nel 1996 musicista jazz dell'anno in Svezia e nel 1998 compositore dell'anno. Tra gli altri riconoscimenti, l'Europea Jazz Award e il premio della Bbc per il jazz.

Insieme a musicisti quali Alex Riel, Mads Vinding, Victoria Tolstoy e soprattutto Nils Landgren, Svensson viene conosciuto anche al di fuori della Scandinavia. Farà in modo che il concerto dei Funk Unit di Nils Landgren diventi uno dei punti focali del Festival Jazz di Montreaux.

Con l'album "From Gagarin's Point of View", registrato dal Maggio al Novembre del 1998 lo Svensson Trio fa ancora un passo avanti. La complessità della composizione e la stratificazione che ne deriva si fondono con una delicatezza ritmica per la necessaria porzione di musica Groove ed un andamento melanconico. Gli undici brani associano pretesa e spirito, individualità e scambio, concetto e visione con una furba casualità ad un'attuale panoctico di possibilità di improvvisazione:"Per noi era importante, lasciar fluire la musica. Perciò era adatto anche il particolare titolo che Magnus aveva pensato. Gagarin è stato il primo essere umano, che abbia potuto vedere la terra dallo spazio. Da lassù nella solitudine ha dato uno sguardo a tutto quello che accadeva qua sotto. Questo pensiero ci ha dato l'idea del titolo e di tutto l'album".

Il trio di Svensson è stato il primo gruppo europeo, nel 2006, a conquistare la copertina della prestigiosa rivista di jazz americana Down Beat.


© by Sarkis Boyadjian


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Inserito il 14/4/2012 da "puma"
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