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Addio a Michel Portal, musicista “inclassificabile” del jazz europeo

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foto di Vincenzo Fugaldi

Michel Portal, uno dei grandi protagonisti della musica europea del secondo Novecento – capace di muoversi con la stessa autorevolezza tra classica, avanguardia, improvvisazione e cinema – è morto all’età di 90 anni. La notizia è stata comunicata alla stampa dalla sua agente artistica, Marion Piras, che ha ricordato Portal come un “monumento” del jazz moderno e del jazz europeo, aperto a esperienze e linguaggi diversi.

Nato a Bayonne, nel Paese Basco francese, Portal aveva costruito tutta la sua carriera sul rifiuto delle etichette: clarinettista di formazione accademica, polistrumentista per vocazione, pioniere del free jazz in Francia per inclinazione naturale alla ricerca.

Portal si impose inizialmente come clarinettista “classico” di altissimo livello: una base tecnica e sonora che non abbandonerà mai, anche quando il suo nome diventerà sinonimo di sperimentazione attraverso una ricerca di suoni e dinamiche con i suoi inconfondibili clarinetti e sassofoni, una curiosità timbrica inesauribile.

Se la formazione lo ancorava alla grande tradizione, l’urgenza espressiva lo portò presto verso il jazz più libero. Fonti enciclopediche francesi lo indicano tra i pionieri del free jazz in Francia, in una scena che, tra anni Sessanta e Settanta, cercava un linguaggio europeo non subordinato ai modelli d’oltreoceano.

Negli anni successivi Portal diventò un punto di riferimento proprio per quella idea di musica come territorio mobile: progetti collettivi, ensemble variabili, dialoghi tra improvvisazione e scrittura, e un’attitudine a “cambiare pelle” restando sempre riconoscibile nel fraseggio e nel suono.

Accanto ai palchi e alle incisioni, Portal ha avuto un ruolo importantissimo come autore di musiche per film e produzioni audiovisive. La sua attività in questo campo è stata riconosciuta con premi di primo piano: gli è stato assegnato per tre volte il César per la migliore musica (tra cui Le retour de Martin Guerre) e altri riconoscimenti legati alle colonne sonore.

Nel corso della carriera arrivarono molti attestati ufficiali, ma sempre senza addomesticare la sua indole “irregolare”, come il Grand Prix National de la Musique (1983) e le Victoires du Jazz: nel 2007, ad esempio, l’album Birdwatcher risulta premiato ex aequo come Album jazz francese dell’anno.

Nel corso della sua lunga carriera, Michel Portal ha intrecciato relazioni artistiche con alcuni dei protagonisti più innovativi della scena internazionale. Nel jazz europeo e d’avanguardia ha dialogato con figure come Pierre Boulez, John Surman, Albert Mangelsdorff e Daniel Humair, contribuendo alla costruzione di un linguaggio continentale autonomo.

Ha collaborato con il pianista Martial Solal, uno dei giganti del jazz francese, e con musicisti legati tanto alla tradizione quanto alla sperimentazione, come Henri Texier. Nel dialogo tra jazz e musica contemporanea, Boulez, Portal ha lavorato con compositori e ensemble impegnati nella nuova musica europea, muovendosi tra sale da concerto e festival d’improvvisazione.

Il rapporto tra Michel Portal e l’Italia è stato costante e significativo, sia sul piano concertistico sia su quello artistico. Il nostro Paese ha rappresentato per Portal un terreno particolarmente ricettivo verso la sua idea di jazz aperto, contaminato, europeo.

Portal è stato ospite di molti festival italiani, dove la sua presenza ha sempre rappresentato un momento di forte attenzione critica, e diverse rassegne dedicate alla musica d’avanguardia e all’improvvisazione. In Italia trovava un pubblico preparato e curioso, attento tanto alla dimensione free quanto alla sua anima cameristica.

Nel corso degli anni ha intrecciato rapporti artistici con esponenti di primo piano della scena italiana ed europea attivi nel nostro Paese. Tra questi: Enrico Rava, con cui condivideva una visione lirica e anticonvenzionale del jazz europeo. Gianluigi Trovesi, con il quale il dialogo era quasi naturale, Paolo Fresu, con cui Portal ha condiviso contesti festivalieri e progetti di respiro internazionale.

Più in generale, la sua presenza nei circuiti italiani ha favorito un confronto diretto con la generazione dei musicisti europei che, tra anni Settanta e Duemila, cercavano una sintesi tra radici popolari, improvvisazione radicale e scrittura colta.

Non è un caso che Portal fosse particolarmente apprezzato in Italia: la sua sensibilità melodica, pur dentro un linguaggio spesso fratturato, dialogava con una cultura musicale che ha sempre valorizzato il canto, il timbro e la dimensione narrativa. Nei concerti italiani emergeva spesso un Portal più lirico, quasi cameristico, capace di alternare esplosioni improvvisative a momenti di intensa sospensione.

Ricordare Michel Portal significa ricordare una lezione rara: l’idea che la tecnica non sia una gabbia ma un passaporto, e che l’identità di un musicista possa essere la somma delle sue metamorfosi. Classica, contemporanea, improvvisazione radicale, canzone, cinema: in Portal tutto diventa un unico percorso coerente, perché tenuto insieme da un suono personale e da un’ostinata curiosità.

Michel Portal lascia un’eredità che non è solo discografica ma culturale: l’idea che il jazz europeo possa essere laboratorio, contaminazione, dialogo con la musica colta e con il cinema. In un’epoca in cui le categorie sembrano irrigidirsi, Portal ha dimostrato che l’unica vera fedeltà è quella al suono – e alla propria inquietudine creativa.