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È morto Ralph Towner: addio a uno dei grandi poeti della chitarra contemporanea

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Photo by Antonio Baiano (www.antoniobaiano.eu)

Si è spento a Roma ieri, 18 gennaio 2026, Ralph Towner, chitarrista, compositore e polistrumentista statunitense, figura centrale del jazz acustico e della musica improvvisata del secondo Novecento. Aveva 85 anni. Da tempo viveva in Italia, Paese che aveva scelto come casa e luogo di ispirazione negli ultimi decenni della sua vita.

Nato il 1° marzo 1940 negli Stati Uniti, Towner è stato un musicista capace di abitare territori diversi senza mai rinunciare a una voce personale, riconoscibile fin dalle prime note. Chitarra classica, dodici corde, pianoforte: strumenti al servizio di una visione musicale che ha saputo fondere jazz, musica colta europea, folk e suggestioni extra-occidentali in un linguaggio intimo, lirico e profondamente contemporaneo.

Il suo nome resta indissolubilmente legato agli Oregon, il gruppo fondato all’inizio degli anni Settanta insieme al Glen Moore, Paul McCandless e al compiento Collin Walcott. Un progetto che ha segnato un’epoca, anticipando di anni l’idea di world jazz e dimostrando che l’improvvisazione poteva dialogare in modo organico con tradizioni musicali lontane, senza perdere rigore né libertà. Oregon è stato molto più di un gruppo: un laboratorio sonoro in cui la chitarra di Towner diventava architettura, colore, respiro.

Parallelamente, Ralph Towner ha costruito una straordinaria carriera solista, trovando in ECM Records la casa ideale per la sua estetica. Album come “Solstice”, “Diary”, “Solo Concert” o “Ana” hanno contribuito a ridefinire il ruolo della chitarra acustica nel jazz moderno: ogni intervento riempie un vero e proprio spazio narrativo, capace di sostenere forme complesse e un’intensa dimensione poetica.

La sua scrittura, spesso cameristica, non ha mai rinunciato all’improvvisazione, ma l’ha inserita in un contesto compositivo di grande raffinatezza, fatto di silenzi, tensioni sottili e melodie che sembrano sospese fuori dal tempo.

Una carriera costellata anche di prestigiose collaborazioni in vari generi incrociando mondi diversi, lasciando tracce significative anche in contesti apparentemente lontani dal suo universo più noto. Sempre, però, senza cedere a mode o compromessi: la sua musica ha seguito un percorso coerente, fedele a una ricerca personale e profondamente etica del suono.

Con la sua scomparsa la musica perde una delle voci più intime e visionarie. Resta una discografia ampia e luminosa, capace ancora oggi di parlare a musicisti e ascoltatori di generazioni diverse. Resta soprattutto un’idea di musica come spazio di ascolto profondo, di dialogo tra culture, di equilibrio fragile e necessario tra scrittura e libertà. Una frontiera da cogliere e cercare di avere come baluardo per potersi esprimere con intime sincerità, trasparenza, intelligenza.

Una grande eredità preziosa, che continuerà a risuonare ogni volta che una chitarra saprà raccontare il silenzio tanto quanto le note.