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EIC – Zoe Pia (Atlantidei)

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Caligola 2026

  1. Oceanus
  2. Atlantidei
  3. America
  4. Hispania
  5. Insula Atlantis
  6. Atlantis Nessos
  7. Atlanticus
  8. Africa

Zoe Pia (clarinetto, launeddas, live electronics)
Nicola Ciccarelli (percussioni)
Carlo Alberto Chittolina (percussioni)
Paolo Nocentini (percussioni)
Mattia Pia (percussioni)

Zoe Pia è sicuramente una delle musiciste più curiose e preparate, attive, in questo periodo, nel nostro Paese. Ogni suo disco, infatti,  racchiude un qualcosa di sorprendente, perché raramente concede un bis ai suoi accompagnatori. E’, per lei, quasi fisiologico il cambio di partner, all’interno di un percorso artistico che si muove agevolmente, sospinto da ispirazioni e suggestioni ogni volta differenti. Dopo il cd in duo con Mats Gustaffson e l’album registrato con i Tenores di Orosei, passando, cioè, dall’incontro con l’avanguardia europea alla collaborazione con un gruppo folk della sua Sardegna, la polistrumentista incide un disco, intitolato come gli abitanti di Atlantide, con quattro percussionisti di area accademica, in un progetto denominato “EIC” (Eden inverted collective).

Secondo la mitologia classica, gli Atlantidei, fra l’altro, erano bellicosi e temibili, secondo gli autori di fumetti Marvel  si presentavano, invece, da creature sottomarine. Alla mitica isola, al suo popolo, ai suoi leggendari confini, secondo gli studiosi della materia, fra cui il tedesco Kircher, citato nelle note di copertina, è dedicato  questo viaggio immaginario, alla ricerca di un continente favoloso, da scoprire o da (re)inventare.

Le tracce del cd sono tutte firmate dalla band leader. Negli otto capitoli della suite si ascolta una musica con una forte impronta ritmica, ben marcata dai percussionisti, ma anche con un portato melodico, espresso con equilibrio dai vibrafoni, solitamente, su cui si intarsiano gli interventi dei clarinetti e delle launeddas di Zoe Pia, espansivi di un tema, di un’idea, capaci di sviluppare fruttuosamente una trama dai contorni volutamente sfumati. In determinate sequenze, ancora, la leader utilizza l’elettronica, non certo per creare effetti speciali, quanto per suggerire o delineare meglio un clima, una situazione. Si possono individuare , poi, in  titoli come “America”, “Hyspania”, “Africa”, agganci con i suoni di quelle terre, ma è una relazione di testa più che di pancia, intellettuale e mediata, non certo di ricalco o di richiamo diretto, sic et simpliciter.

“Atlantidei”, in conclusione, è un album ricco di spunti, di significati, che si inserisce favorevolmente nella discografia di Zoe Pia, sempre più convincente e personale, che si può, ormai, definire come una certezza del jazz italiano contemporaneo.