Parco della Musica 2025
CD 1:
1 .St. Louis Blues
2 .Caravan
3 .Livery Stable Blues
4 .Sweet Georgia Brown
5 .Lush Life
6 .I’ve Found A New Baby
7 .Epistrophy
CD 2:
1 .Nine Bars
2 .Doodlin’
3 .Take The “A” Train”
4 .Summertime
5 .A Love Supreme
6 .Soft Winds
7 .Autumn Leaves
8 .Norwegian Wood
9 Tenderly
Franco D’Andrea, pianoforte
Gabriele Evangelista, contrabbasso
Roberto Gatto, batteria
Franco D’Andrea pubblica, a due anni di distanza da “Something Bluesy and More”, un altro album del suo ultimo trio, stavolta registrato dal vivo al Jazz club “Il Torrione” di Ferrara. Nel disco ci sono alcune riprese dal CD in studio, oltre ad una serie di brani che sono stati aggiunti durante la tournèe del gruppo, provenienti dal repertorio degli standards, o composti da maestri del jazz, come Steve Lacy, John Coltrane o Horace Silver. C’è un solo pezzo originale “Nine bars”, immaginato dal trio in sintonia.
D’Andrea lavora analiticamente con i temi scelti, operando secondo modalità divergenti o convergenti, ma a gioco lungo. Normalmente il brano all’inizio viene mascherato, con preludi che tendono a far intuire il motivo, ma non lo svelano compiutamente. In seguito si appalesa il tema, con relative variazioni ed arricchimenti, mentre il ritmo non sempre si uniforma alla versione originale. E’ una sorta di andamento ad elastico, insomma, in cui si alternano i tempi, con frequenti passaggi da uno all’altro. Anche sul piano dell’armonia si verificano cambiamenti progressivi, perché il musicista meranese rivernicia, come ha dichiarato, arrangiamenti già sperimentati in altre situazioni, adattandoli al suo terzetto. Con questo trio, in sostanza, D’Andrea non rinuncia al suo ruolo di studioso o di ricercatore, piuttosto riutilizza quello che ha già sondato in precedenza per cucirlo addosso, come un abito di alta sartoria, a questa formazione.
Negli assoli, poi, il pianista si esprime con una souplesse vigile, un senso organizzativo ben meditato ed una verve invidiabile.
Si conferma bassista di punta, nel panorama nazionale, Gabriele Evangelista, autore di interventi efficaci, atti a ribadire le traiettorie impresse alla musica dal band leader, e ad unire una cantabilità profonda all’economia della proposta.
Roberto Gatto, da parte sua, rende semplici cose complicate, destreggiandosi con ritmi e poliritmi, senza strafare, certo, ma offrendo un accompagnamento diversificato e fantasioso. Di classe, per sintetizzare.
D’Andrea dimostra, con questo disco, di non voler tirare i remi in barca, né intende in alcuna maniera di ripetersi. Sicuramente in prove precedenti si potevano riscontrare creazioni e procedimenti più innovativi. Si pensi, uno per tutti, ai due volumi di “Intervals”, assolutamente geniali, ma, pure in questo nuovo album, si avverte la capacità, nel musicista, milanese di adozione, di realizzare progetti personali con una mano ed uno stile del tutto unici.







