Gelsenkirchen, 18-21 settembre 2025
New Colours, il festival nato da pochi anni nella città della Renania Settentrionale-Vestfalia, comincia a definirsi nelle sue linee essenziali, come definite da Susanne Pohlen e Bernd Zimmermann: un festival variegato, che utilizza intelligentemente diversi tra i pregevoli spazi che la città offre, all’insegna di un’idea di jazz che, pur partendo dalla tradizione, si apre a proposte aggiornate, a volte destinate anche ai più giovani, senza mai approdare a sperimentalismi.
L’inaugurazione è spettata al sestetto “Jazz Bigband Graz smål”, con Horst Michael Schaffer alla tromba, flicorno e voce, Heinrich Von Kalnein al sax tenore e flauto, Karen Asatrian alla tastiera, Christian Lettner alla batteria, Thomas Wilding al basso elettrico e Hanno Busch alla chitarra. L’auditorium Kaue, dopo le presentazioni di rito, ha ospitato due set di questa formazione austriaca, che ha proposto un mainstream di ottima qualità, efficace e swingante, debitamente aggiornato, con grande varietà di atmosfere e ritmi. Alta professionalità, affiatamento, assolo brillanti, composizioni originali di buon impatto. Nel secondo set la musica era più aperta e avanzata, e il gruppo è apparso ancora più libero, dinamico e convincente.
Il consueto, insolito e affascinante spazio della Nodsternturm ha ospitato il trio “La litanie des cimes” capitanato dal violinista Clement Janinet, con Bruno Ducret al violoncello e Hugues Mayot al clarinetto e clarinetto basso. Rispetto alla formazione con la clarinettista Elodie Pasquier, questa edizione del trio risulta meno lirica e con un approccio diverso alla musica, più materico. Il primo brano vedeva Ducret al canto, e poneva sin da subito la musica su binari imprevisti, insoliti. Poi il trio ha tirato fuori tutta la sua carica suggestiva, tutta la sua capacità di affascinare l’uditorio, con l’interplay, la fruttuosa mescolanza di classica, minimalismo e jazz che ne caratterizzano l’essenza musicale, una proposta che non potrebbe essere più attuale, contenendo in sé, tra l’altro, la grande lezione di Steve Reich, debitamente omaggiato. Va detto della portentosa tecnica di tutti, dall’uso del pizzicato con la mano sinistra da parte di Ducret contemporaneamente all’archetto, al violoncello preparato con un cucchiaino di legno, al potente swing di Janinet, pieno di carica jazzistica, al fraseggio ineccepibile del clarinettista.
Sempre delicati ed efficaci Lash & Grey, il duo di Bratislava che unisce voce e chitarra acustica con le corde di nylon- I due hanno spaziato fra brani originali e standard notissimi come East of the Sun, Cherokee e I’ll Remember April – staccate a tempo velocissimo per un fulminante scat, Stardust, My Foolish Heart, Corcovado. La cantante era attenta a cogliere ogni sfumatura delle ballad che interpretava con gusto e passione, strappando meritati applausi del pubblico dello Schloss Horst.
A seguire, il trio Jokers, con Vincent Peirani alla fisarmonica e accordina, Federico Casagrande alla chitarra e Viz Ravitz alla batteria. Non ha certo deluso le aspettative, invero alte, questo trio di fuoriclasse: ottimi equilibri, grande affiatamento, evidente gioia di suonare insieme che si trasmette al pubblico. Eccezionali tutti, dalla vivace fisarmonica del leader, al ruolo fondamentale svolto dal chitarrista nell’economia del trio, alla potente raffinatissima macchina ritmica costituita dalla batteria di Ravitz. L’alternarsi di pianissimo e forte, di lento e veloce, danno al discorso musicale un’impronta aperta e creativa, per non dire della bellezza delle composizioni dei tre musicisti (non si possono non citare i due brani eseguiti da Peirani all’accordina, una Ninnananna composta da Casagrande e un brano dedicato da Ravitz al paese nel sud della Francia dove si è da tempo trasferito dopo gli anni newyorchesi, eseguito come bis. Ma anche due cover, River di Bishop Briggs e Dream Brother di Tim Buckley. Un trio che ha giustamente meritato una standing ovation.
La giornata seguente è iniziata nella raccolta Bleckkirche, con Honey Bizarre, un gruppo composto dall’iraniana (naturalizzata in Germania) Gilda Razani (theremin, sax, blaswandler) e Hanzō Wanning (tastiere), con ospite Fethi Ak alle percussioni. Fra elettronica, world (specie grazie al prezioso contributo del percussionista di origini turche), profumi di exotica provenienti dal theremin invero piacevolmente hendrixiano, e i ricchi colori delle tastiere, con rimandi agli anni Settanta del secolo scorso specie nell’uso del synth, il trio ha prodotto una musica estremamente gradevole e fruibile, con evidenti atmosfere orientali rivisitate in un’ottica occidentale.
Altri due concerti presso uno degli edifici minerari splendidamente riconvertiti e destinati ad attività culturali, lo Stadt.Bau.Raum. Il giovane quartetto del pianista locale di origini portoghesi Noah Reis Ramma, con Jannis Sicker alla chitarra, Martin Furmann al basso e Alex Parzhuber alla batteria, con una fusion debitrice della lezione di Chick Corea, artista al quale il pianista del gruppo evidentemente si ispira, e a seguire il travolgente trio berlinese “Bobby Rausch”: Lutz Streun al clarinetto basso, Oleg Holmann al sax baritono e Nico Stallmann alla batteria. Il trio si muove su coordinate che seguono la rotta intrapresa da tempo dalla scena londinese, lavorando sul ritmo, sul groove, con dirompenti vamp dei fiati (molto efficace l’uso di effetti applicati al clarinetto basso). Il batterista conduce il ritmo con efficacia e stile, tra rock duro di materica fisicità, richiami al cinema noir, e brani dove si muove con maggiore sottigliezza. Ottimo successo anche di pubblico, parte del quale ha seguito il concerto in piedi, muovendosi ritmicamente.
L’ultima giornata del festival è iniziata nelle ore mattutine presso la galleria d’arte Kunstraum Norten, che ha accolto l’applauditissimo concerto del trio di Julian & Roman Wasserfuhr, rispettivamente tromba e flicorno e pianoforte, con il violoncellista Jörg Brinkmann. Un set perfetto, una delicata miscela di lirismo, limpidissime sonorità, composizioni dai toni spesso solari, positive e salvifiche, con varietà di atmosfere, ma sempre mantenendo dritto il timone della leggibilità e della comunicatività. Oltre ai brani originali, una cover ben arrangiata di Englishman in New York, per suscitare la standing ovation finale nell’affollata sala.
Chi ha avuto la fortuna di assistere a un concerto in solo di Renaud Garcia-Fons sa quale magia possa scaturire dalle cinque corde del suo contrabbasso, mirabilmente coadiuvate da una loop station. Si tratta di un’esperienza unica, un vero e proprio viaggio musicale tra continenti, un prodigio di tecnica ed espressività, con le sue composizioni ispirate da diverse musiche del mondo, dall’Europa all’Iran, all’Africa, al Mississippi. Mi piace ricordare il titolo di una sua composizione dedicata alla Sicilia, Palermo notturna, che ricorda i contrasti che l’isola presenta, con un uso anche solo percussivo dello strumento. Anche questo concerto, svoltosi in una chiesa evangelica di grande bellezza architettonica, la Matthäuskirche, si è concluso con una doverosa standing ovation tributata dal folto pubblico presente.
La chiusura, come ormai da tradizione, ancora nell’edificio della Heilig Kreuz Kirche, chiesa sconsacrata dall’ardita architettura, con il gruppo di Anika Nilles Nevell. Batterista sulla breccia da un decennio sulla scena rock, ha collaborato con grandi nomi come Jeff Beck ed Eric Clapton. A Gelsenkirchen ha infiammato la sala con la sua miscela di potente groove e di funky, affiancata da un percussionista, due tastieristi, basso e chitarra. Il suono della band era molto ricco, vista la formazione, e ha garantito un finale festoso molto gradito dall’ampio uditorio.




