Tuk 2026
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Giovanni Falzone: tromba
Raffaele Fiengo: sassofono contralto
Massimiliano Cameroni: pianoforte
Giuseppe La Grutta: basso elettrico
Riccardo Marchese: batteria
Nel 2026 cade il centenario dalla nascita di Miles Davis e di John Coltrane. In tutto il mondo, perciò, si moltiplicano gli omaggi a questi due ineguagliabili capiscuola, come è giusto che sia. Giovanni Falzone, da parte sua, si limita a produrre un tributo solo a “Dark Magus”, realizzando una suite che contiene brani di Davis, oltre a quattro sue composizioni, ispirate, non ci sarebbe neanche il caso di precisarlo, allo stile del grande trombettista afro-americano. Per registrare questo album, il band leader siciliano affida a quattro giovani musicisti di sicuro talento, capaci di interpretare al meglio le sue idee, le sue intenzionalità. La formazione ricalca, poi, quella classica del quintetto di Davis degli anni sessanta, con sassofono, pianoforte, basso e batteria. Le differenze nello strumentario, a questo punto, sono dovute soltanto a Raffaele Fiengo, al sax contralto e non al tenore, e a Giuseppe La Grutta, al basso elettrico e non al contrabbasso, come nei gruppi davisiani.
Falzone è il solito leone indomabile, capace di qualsiasi prodezza tecnica sulla tromba, incastrandola in interventi assolutamente consoni alle caratteristiche del progetto. È pirotecnico e infuocato, quando lo stabilisce, cioè, ma sa anche tratteggiare sequenze meno spinte, più tranquille e riflessive.
Raffaele Fiengo non si fa schiacciare dall’esuberanza del partner. Quando tocca a lui prendere la scena, non si tira indietro e confeziona assoli nervosi, penetranti, molto moderni come concezione. Siamo vicini al modo di suonare di un Immanuel Willkins, per trovare un modello ispiratore, una discendenza nobile, a conti fatti….Non per niente Wilkins è uno dei sassofonisti di punta della sua generazione.
Massimiliano Cameroni si rivela un collante espressivo fra le varie voci in campo. Il suo pianismo è assertivo, pieno di spigoli e di rientranze. Spesso percuote i tasti con un certo impeto o si lancia in passaggi veloci, ricchi di note e di fragranza. E’ sempre dentro il discorso, a pieno titolo, insomma
La Grutta e Marchese tengono alto il ritmo, con un accompagnamento decisamente connotato, energico e multistilistico, mai fuori posto o invadente.
“Suite for Miles”, in conclusione, è un disco quasi necessario per Falzone, che non poteva certo esimersi dall’allestire un tributo al suo eroe, al suo punto di riferimento artistico, in questo significativo anniversario, onorato in tutto il pianeta nelle più diverse forme.
Il trombettista palermitano ha affrontato con semplicità, senza intellettualismi, la questione, suonando i brani a lui più congeniali, aggiungendo pezzi originali congruenti, appoggiandosi ad un manipolo di musicisti competenti ed appassionati. Il risultato finale è lusinghiero, proprio perché discende da una notevole sinergia comune, felicemente stimolata dal leader.







