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Jazz Story – Spin-off | Episodio 3: Scott Joplin

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In questo terzo episodio di Jazz Story – Spin-off, abbiamo un protagonista assoluto della storia del jazz: Scott Joplin.

Il nostro viaggio ci porta questa volta a Sedalia, nel Missouri, una città ferroviaria nella quale, alla fine dell’Ottocento, Joplin trovò un ambiente musicale particolarmente vivace. Qui studiò musica, frequentò pianisti come Arthur Marshall e Scott Hayden, suonò nei club afroamericani della città e sviluppò quella scrittura che avrebbe legato per sempre il suo nome alla storia del ragtime. Ma questa è anche una storia di spartiti, editori e musica che comincia a viaggiare sulla carta. Nel 1899 l’incontro con l’editore John Stark portò alla pubblicazione di Maple Leaf Rag: una composizione destinata a circolare ben oltre Sedalia e a diventare uno dei titoli più rappresentativi del ragtime americano. In questa prima parte del terzo episodio seguiamo Scott Joplin negli anni di Sedalia, ricostruendo i luoghi e gli incontri che accompagnarono la nascita e la pubblicazione di Maple Leaf Rag. Il viaggio nel ragtime continuerà nella seconda parte, quando torneranno Tony Monten e le pagine del suo diario.

Scott Joplin e il ragtime

Parte I – Scott Joplin prima e durante i primi anni di Sedalia

Quando Scott Joplin si stabilì a Sedalia, alla fine del 1894, aveva alle spalle diversi anni di attività come musicista. Le notizie sui suoi primi anni sono però frammentarie; persino la data della sua nascita rimane incerta: i documenti disponibili la collocano tra l’estate del 1867 e la metà di gennaio del 1868. Era nato in Texas e aveva cominciato molto giovane a suonare. Il pianoforte sarebbe diventato il suo strumento principale, ma conosceva anche il violino e la cornetta.

La sua formazione era maturata insieme al mestiere. Joplin apparteneva a quella generazione di musicisti afroamericani per i quali viaggiare significava anche trovare lavoro, incontrare altri strumentisti e conoscere repertori differenti. Nel 1891 lo troviamo a Texarkana con una compagnia di minstrel; nel 1893 raggiunse Chicago durante la World’s Columbian Exposition, la grande esposizione universale organizzata per celebrare i quattrocento anni dall’arrivo di Colombo nelle Americhe. Nei sei mesi di apertura l’esposizione registrò oltre ventisette milioni di ingressi, facendo di Chicago un enorme centro internazionale di spettacoli, commercio, tecnologia e cultura. Quando arrivò a Sedalia, dunque, Joplin non era un giovane alle prime esperienze, ma un musicista che aveva già conosciuto ambienti e forme diverse dello spettacolo popolare americano.

A Sedalia Joplin entrò presto in rapporto con la Queen City Cornet Band, una delle formazioni afroamericane attive nella vita musicale della città. L’organico comprendeva, tra gli altri, Ed Gravitt, cornettista e direttore, W. H. Carter al trombone, G. Tom Ireland e Nathaniel Diggs ai clarinetti, Al Wheeler al flicorno tenore, James Scott e James Chisholm ai flicorni contralti, R. O. Henderson al flicorno baritono, A. H. Hickman alla tuba, C. W. Gravitt alla grancassa ed Emmett Cook al rullante. Henry Martin era il mazziere della banda, incaricato di guidare la formazione durante le marce e le esibizioni e di coordinarne i movimenti. Joplin frequentò le prove della Queen City e vi suonò la cornetta. La formazione apparteneva alla tradizione delle bande che accompagnavano occasioni pubbliche, feste, balli e altri momenti della vita sociale, offrendo ai musicisti un ambiente professionale nel quale convivevano repertori e competenze differenti.

Sedalia rimase la sua base, ma non pose fine ai suoi viaggi. Nel 1895 Joplin raggiunse Syracuse, nello Stato di New York, con il Texas Medley Quartette, formazione vocale con la quale si esibì durante quel soggiorno. Proprio a Syracuse arrivarono le sue prime due pubblicazioni conosciute. Il 20 febbraio 1895 venne registrato il copyright di Please Say You Will, canzone per voce e pianoforte in tempo di valzer, con parole e musica di Joplin, pubblicata da M. L. Mantell. Sulla copertina il nome dell’autore era accompagnato dall’indicazione «of the Texas Medley Quartette», un particolare che restituisce con immediatezza la sua posizione professionale in quel momento: Joplin veniva presentato al pubblico attraverso la formazione con la quale lavorava. Sempre nel 1895 uscì A Picture of Her Face, pubblicata a Syracuse dai Leiter Bros. Anche in questo caso parole e musica erano di Joplin e la composizione apparteneva al repertorio della canzone sentimentale per voce e pianoforte. Le sue prime opere pubblicate, dunque, non furono ragtime. Joplin si muoveva ancora in un orizzonte musicale più ampio, nel quale convivevano canzoni, marce, valzer, musica da ballo, attività bandistica e repertorio pianistico.

Nel 1896 Joplin formò a Sedalia un proprio complesso da ballo di sei elementi, nel quale sedeva al pianoforte. La formazione comprendeva cornetta, clarinetto, flicorno baritono, tuba, batteria e pianoforte. Al clarinetto suonò anche Tom Ireland, che aveva fatto parte della Queen City Cornet Band. È questo il musicista che torna continuamente a Sedalia negli anni centrali del decennio. E per comprendere perché proprio quella città avrebbe assunto un peso così importante nella sua storia bisogna guardare più da vicino a ciò che Sedalia era diventata alla fine dell’Ottocento.

Sedalia era cresciuta con la ferrovia. Le linee che la attraversavano collegavano il Missouri centrale con una rete molto più vasta di città e mercati, favorendo lo sviluppo di officine, alberghi, negozi, attività professionali e luoghi di intrattenimento. Il movimento dei treni significava movimento di persone, merci e informazioni, ma anche di compagnie teatrali, musicisti, strumenti e spartiti. Per chi viveva di musica, trovarsi lungo quelle direttrici offriva possibilità concrete di lavoro e di spostamento. La città possedeva infatti una vita musicale articolata.

Bande e piccoli complessi accompagnavano balli e occasioni pubbliche; pianisti e altri strumentisti lavoravano nei saloon e nei club. All’angolo tra Second Street e South Lamine Avenue sorgeva il Wood’s Opera House, aperto nel 1887, fu uno dei principali spazi teatrali della città. Nelle sue programmazioni si esibirono compagnie itineranti, spettacoli musicali e compagnie di minstrel che percorrevano i circuiti dello spettacolo americano. Nel 1897 il teatro ospitò anche il Vitascope di Edison, una delle prime occasioni offerte al pubblico di Sedalia per assistere alle nuove immagini in movimento. Era un ambiente nel quale il musicista professionista poteva passare da una formazione all’altra e confrontarsi con repertori differenti.

Ma per ricostruire la Sedalia nella quale visse Joplin occorre considerare anche la sua comunità afroamericana. Chiese, scuole, associazioni, attività economiche e luoghi di ritrovo componevano una rete sociale nella quale istruzione, lavoro, vita associativa e intrattenimento avevano propri spazi. La città disponeva anche di una stampa afroamericana, rappresentata dal Sedalia Times. In questo stesso ambiente operava il George R. Smith College, istituto destinato alla formazione degli studenti afroamericani e dotato di un dipartimento musicale.

Il George R. Smith College

A Sedalia accadde qualcosa che avrebbe avuto un peso particolare nella formazione di Scott Joplin. Un musicista che da anni viveva del proprio mestiere, abituato a imparare anche e, soprattutto, attraverso l’ascolto, l’esecuzione e il confronto con altri strumentisti, decise di proseguire gli studi musicali al George R. Smith College. Per Joplin significava approfondire gli strumenti della teoria e della scrittura. Saper leggere con sicurezza una partitura e soprattutto essere in grado di fissare sulla carta ciò che fino a quel momento poteva nascere al pianoforte o circolare attraverso l’esecuzione ampliava concretamente le possibilità di un musicista. Una composizione scritta poteva essere conservata, affidata ad altri interpreti e, soprattutto, presentata a un editore. Nel percorso che avrebbe portato Joplin da pianista professionista ad autore pubblicato, questo passaggio acquistò quindi un’importanza particolare. La sua produzione successiva mostra quanto profondamente egli considerasse la scrittura parte della musica.

Anche il luogo nel quale Joplin scelse di studiare merita attenzione. Il George R. Smith College apparteneva alla rete di istituzioni create per l’istruzione degli afroamericani negli Stati Uniti usciti dalla schiavitù. Era legato alla Freedmen’s Aid and Southern Education Society della Methodist Episcopal Church e dal 1894 operava a Sedalia come istituto destinato agli studenti neri. Fra i suoi insegnamenti trovava posto anche la musica.

In un’America nella quale segregazione e discriminazione razziale limitavano fortemente l’accesso della popolazione nera all’istruzione, istituzioni di questo genere avevano una funzione che andava ben oltre la semplice trasmissione di competenze professionali. L’accesso allo studio significava acquisire strumenti culturali, formare insegnanti e professionisti, costruire una propria classe intellettuale. Per un musicista significava anche poter affrontare la teoria, la notazione e la composizione all’interno di un percorso strutturato. Il George R. Smith era dunque parte di quel processo di emancipazione attraverso il sapere che aveva accompagnato la nascita delle scuole afroamericane dopo la Guerra civile.

Il George R. Smith College fu anche uno dei luoghi nei quali la vicenda di Joplin si intrecciò con quella di una generazione più giovane di musicisti di Sedalia. Tra questi c’era Arthur Marshall, pianista e futuro compositore di ragtime. Joplin conobbe Marshall quando era ancora molto giovane, abitò per un periodo presso la sua famiglia e contribuì alla sua formazione musicale. La relazione fra i due superò presto quella fra musicista esperto e giovane allievo: nel 1900 i loro nomi comparvero insieme sulla partitura di Swipesy Cake Walk. Nello stesso ambiente troviamo Scott Hayden, un pianista nato a Sedalia nel 1882. Anche lui apparteneva alla giovane generazione di pianisti cresciuta intorno alla scena musicale cittadina e anche con lui Joplin avrebbe condiviso diverse composizioni tra cui Sunflower Slow Drag, pubblicato nel 1901.

Marshall e Hayden sono importanti perché permettono di vedere Joplin in una posizione nuova. A Sedalia non era più soltanto il musicista che entrava in una banda o partiva con una compagnia: insegnava, incoraggiava musicisti più giovani, componeva con loro e aveva aperto un proprio studio di pianoforte. La città stava diventando il luogo nel quale esperienza professionale, formazione musicale e scrittura cominciavano a convergere. E questa rete di rapporti non rimaneva confinata nelle aule o nelle lezioni private. Una parte importante della vita musicale afroamericana di Sedalia si svolgeva poche strade più in là, nei club e nei locali di East Main Street.

Il Maple Leaf Club e il Black 400

Una parte importante della vita musicale afroamericana di Sedalia si concentrava lungo East Main Street. Alla fine del 1898 vi erano attivi, tra gli altri, due club sociali, il Maple Leaf Club e il Black 400 Club, entrambi frequentati da Scott Joplin come pianista.

Il Maple Leaf aveva sede al secondo piano del 121 East Main Street. Joplin e Arthur Marshall figuravano fra i suoi primi membri. Il club disponeva di una biblioteca e organizzava incontri, balli e serate di intrattenimento; la musica ne costituiva una presenza abituale e Joplin sedeva regolarmente al pianoforte. Poco distante si trovava il Black 400. Nello stesso tratto di East Main Street si concentrava così una parte significativa della vita sociale e notturna della comunità nera della città. Per i musicisti quei locali erano soprattutto luoghi di lavoro e d’incontro. I pianisti potevano ascoltarsi reciprocamente, confrontare modi di suonare, provare nuovi pezzi davanti a un pubblico abituato al ballo e all’intrattenimento musicale. Era una circolazione ancora affidata in larga misura all’esecuzione diretta. Maple Leaf e Black 400 erano però anche al centro delle tensioni che attraversavano la società afroamericana di Sedalia. Nel gennaio 1899 alcuni ministri neri chiesero alle autorità cittadine di chiuderli, contestando la presenza di gioco d’azzardo, il consumo di alcolici e altri aspetti della loro vita notturna. Il presidente del Black 400 rispose pubblicamente alle accuse e i due club continuarono a essere attivi nelle settimane successive. La controversia è significativa perché mostra una comunità tutt’altro che uniforme. Nella Sedalia afroamericana di fine Ottocento convivevano scuole, chiese, associazioni, attività professionali e luoghi di divertimento; intorno al ballo, al gioco e all’alcol si confrontavano differenti idee di rispettabilità e di comportamento pubblico. I club appartenevano pienamente a questo tessuto sociale e, nello stesso tempo, offrivano ai musicisti spazi nei quali lavorare e incontrarsi. La prosecuzione delle attività nelle settimane successive è documentata anche dalla stampa locale del febbraio 1899.

Wood’s Opera House

La rete costruita intorno a quei locali arrivava anche sui palcoscenici cittadini. Il 24 novembre 1899, al Wood’s Opera House, Joplin presentò una prima versione di The Ragtime Dance, un lavoro teatrale nel quale musica, danza e una parte vocale concorrevano a rappresentare le danze sociali afroamericane dell’epoca. Alla rappresentazione parteciparono lo stesso Joplin, il fratello Will, Arthur Marshall e altri musicisti legati al Black 400 e al Maple Leaf Club. Era un progetto più ambizioso dei brani per pianoforte che Joplin aveva pubblicato fino a quel momento. Le danze che appartenevano alla vita sociale dei club diventavano materiale per una composizione destinata al teatro. The Ragtime Dance inaugurava così un interesse per la scena che Joplin avrebbe sviluppato negli anni successivi in lavori di dimensioni maggiori. L’opera non fu pubblicata allora: John Stark la diede alle stampe soltanto nel 1902, in una versione abbreviata.

Le prime pubblicazioni

Quando Joplin cominciò a frequentare i club di East Main Street aveva già fatto il primo passo verso l’editoria musicale. Le due canzoni pubblicate a Syracuse nel 1895, Please Say You Will e A Picture of Her Face, furono seguite nel 1896 da lavori di genere diverso: Combination March, Harmony Club Waltz e Great Crush Collision March. Il suo primo catalogo rifletteva dunque la varietà del mestiere che aveva praticato fino a quel momento: canzoni, marce, valzer e musica destinata al ballo convivevano prima che il ragtime assumesse una posizione centrale nella sua produzione. Un altro passaggio importante arrivò nel 1899. A Kansas City l’editore Carl Hoffman pubblicò Original Rags, la prima composizione ragtime di Joplin ad arrivare alle stampe. Nel settembre dello stesso anno John Stark, commerciante di strumenti musicali ed editore di Sedalia, pubblicò il brano destinato a diventare la composizione più celebre di Joplin: Maple Leaf Rag.

Il titolo richiamava il Maple Leaf Club e legava così la composizione all’ambiente di East Main Street nel quale Joplin aveva lavorato e suonato. Una volta affidato alla stampa, però, quel nome cominciò a circolare ben oltre Sedalia. È un passaggio importante nella storia del ragtime. La musica continuava a trasmettersi attraverso l’ascolto, la memoria, il ballo e il contatto diretto fra i musicisti; accanto a questa circolazione, la pagina stampata permetteva a una composizione di raggiungere nuovi interpreti, conservando la scrittura fissata dal compositore e il nome del suo autore.

Nella seconda parte di questo studio entreremo dentro Maple Leaf Rag: ne analizzeremo la struttura e la scrittura sincopata, cercheremo di comprenderne il posto nell’evoluzione del ragtime e ricostruiremo il rapporto tra Scott Joplin e John Stark, dalla pubblicazione dello spartito all’analisi del contratto che riconosceva al compositore una percentuale sulle copie vendute.