Dopo i primi episodi tratti da Jazz Story, Il diario di Tony Monten, nei quali abbiamo iniziato a raccontare la vicenda personale del protagonista, il viaggio prosegue. A partire da questo episodio, sarà la storia del jazz a entrare in primo piano, raccontata anche attraverso pagine ed episodi inediti del diario di Tony Monten.
Tony Monten rimane il filo conduttore: un personaggio di fantasia che attraversa un mondo reale. Attraverso il suo sguardo entreremo nei locali, percorreremo le strade, incontreremo musicisti e seguiremo le trasformazioni di un’America che cambia insieme alla sua musica.
Per gli amici di JazzItalia, però, il viaggio di Jazz Story non si esaurirà nell’ascolto del podcast.
Ogni episodio sarà accompagnato da un testo di approfondimento dedicato al tema della puntata.
Il podcast conserverà così la libertà del racconto, della voce e della musica; l’articolo permetterà invece di fermarsi sui fatti, ricostruirne il contesto, approfondire personaggi, luoghi e avvenimenti e, quando necessario, distinguere ciò che è documentato dalle interpretazioni che nel tempo si sono sedimentate intorno alla storia del jazz.
New Orleans nel mondo atlantico: geografia, diaspora e circolazione culturale
Per comprendere le condizioni storiche entro le quali, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, prese forma a New Orleans quel complesso di pratiche musicali che sarebbe stato successivamente identificato come jazz, è necessario allargare lo sguardo ben oltre i confini della città. Prima ancora di esaminare repertori, strumenti e musicisti, occorre considerare la posizione occupata da New Orleans all’interno di una rete di relazioni economiche, demografiche e culturali che collegava il bacino del Mississippi al Golfo del Messico e, attraverso quest’ultimo, al mondo caraibico.
Una città tra il Mississippi e il Golfo
New Orleans sorge lungo il basso corso del Mississippi, non lontano dal punto in cui il grande fiume raggiunge il Golfo del Messico. Questa collocazione ne fece precocemente un nodo strategico per il commercio e per le comunicazioni tra l’interno del continente nordamericano e il sistema marittimo caraibico. Già alla fine del XVIII secolo il controllo del Mississippi e dell’accesso al porto di New Orleans rivestiva un’importanza essenziale per gli agricoltori e i commercianti delle regioni occidentali degli Stati Uniti, che utilizzavano il fiume per raggiungere i mercati internazionali.
La città occupava quindi una posizione particolare: da un lato il Mississippi la metteva in relazione con territori situati centinaia e, progressivamente, migliaia di chilometri più a nord; dall’altro il Golfo la inseriva direttamente nelle rotte che collegavano le coste del Messico, Cuba, le Grandi Antille e gli altri porti dei Caraibi.
Questa geografia non costituisce di per sé una spiegazione delle origini del jazz. Essa permette tuttavia di comprendere una delle condizioni che resero New Orleans un ambiente culturale particolarmente permeabile alla circolazione di persone, repertori e pratiche musicali.
Il porto non trasportava soltanto merci. Attraverso di esso transitavano marinai, commercianti, lavoratori, immigrati, militari, musicisti e popolazioni costrette alla migrazione. Insieme alle persone circolavano lingue, pratiche religiose, repertori di danza, modi di organizzare il ritmo e differenti tradizioni dello spettacolo.
La diaspora africana: un processo atlantico, non una traiettoria lineare
All’interno di questo quadro, la tratta transatlantica degli africani ridotti in schiavitù costituisce una premessa storica imprescindibile.
È però necessario evitare una rappresentazione troppo semplice del fenomeno. La deportazione forzata dall’Africa non seguì un’unica direttrice verso gli attuali Stati Uniti, né tantomeno una linea diretta Africa–New Orleans. La tratta coinvolse per secoli numerose regioni africane e una pluralità di destinazioni distribuite nelle Americhe.
Le ricostruzioni quantitative mostrano inoltre quanto fosse minoritaria la quota di africani deportati direttamente verso il Nord America continentale rispetto a quella destinata ai Caraibi e al Sud America: meno del quattro per cento degli africani sbarcati attraverso la tratta transatlantica raggiunse direttamente il continente nordamericano.
Questo dato è importante anche dal punto di vista della storia della musica. Le tradizioni di origine africana introdotte nelle Americhe non si conservarono in una forma immutata. Furono trasformate all’interno di società differenti, entrarono in relazione con repertori europei e con altre culture presenti nei territori coloniali e produssero esiti diversi in Brasile, nei Caraibi, nelle colonie spagnole, francesi e britanniche e nel Nord America.
Inoltre, la circolazione forzata delle popolazioni ridotte in schiavitù non terminò con l’attraversamento dell’Atlantico. Esistettero importanti movimenti interni alle Americhe e, negli Stati Uniti, un vasto traffico schiavistico interno. A testimonianza di questo fatto un dato significativo: oltre 63.000 uomini, donne e bambini schiavizzati trasportati forzatamente a New Orleans da porti statunitensi attraverso il traffico costiero tra il 1818 e il 1860.
È dunque più corretto parlare di diaspora, trasferimenti successivi e trasformazioni culturali piuttosto che di una singola migrazione.
Saint-Domingue e la rivoluzione haitiana
Uno degli eventi che modificò più profondamente la storia demografica e culturale dell’area caraibica fu la rivoluzione iniziata nel 1791 nella colonia francese di Saint-Domingue.
Saint-Domingue, situata nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola, era diventata nel XVIII secolo una delle più importanti colonie di piantagione francesi. L’insurrezione degli schiavi iniziata nel 1791 aprì un processo rivoluzionario lungo e complesso, segnato anche da conflitti internazionali, che culminò nel 1804 con la proclamazione dell’indipendenza di Haiti.
Le conseguenze della rivoluzione non rimasero confinate all’isola. In fasi successive, migliaia di persone lasciarono Saint-Domingue: coloni bianchi, persone libere di colore e persone ancora mantenute in schiavitù si spostarono verso altri territori dei Caraibi e verso il continente nordamericano. New Orleans divenne una delle destinazioni più importanti di questi movimenti.
Tra il 1809 e il 1810 oltre diecimila rifugiati legati alla diaspora di Saint-Domingue raggiunsero New Orleans, in gran parte dopo un periodo trascorso a Cuba. L’afflusso ebbe un impatto demografico eccezionale: contribuì quasi a raddoppiare la popolazione urbana e accrebbe in misura particolarmente significativa la comunità delle persone libere di colore.
La grande ondata del 1809 arrivò infatti materialmente da Cuba. Molti rifugiati di Saint-Domingue si erano stabiliti sull’isola negli anni precedenti e furono successivamente costretti ad abbandonarla nel quadro delle tensioni prodotte dalle guerre napoleoniche e dal conflitto tra Spagna e Francia.
L’importanza di questo episodio non consiste nell’attribuire alla migrazione haitiana una presunta origine diretta del jazz. Una simile affermazione non sarebbe sostenibile. Il dato storicamente significativo è un altro: all’inizio del XIX secolo una componente rilevante della popolazione di New Orleans era giunta nella città attraverso un processo migratorio che collegava direttamente Saint-Domingue, Cuba e Louisiana.
New Orleans apparteneva quindi, sul piano demografico oltre che commerciale, a uno spazio circum-caraibico.
Cuba: continuità e circolazione musicale
Il rapporto con Cuba non si esaurisce tuttavia nel grande movimento migratorio del 1809.
Durante il XIX secolo le relazioni tra New Orleans, l’Avana e altri centri caraibici continuarono a essere alimentate dalla navigazione, dal commercio e dalla mobilità delle persone. Questa prossimità favorì anche la circolazione di repertori musicali e forme di danza. Tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e la fine del secolo, la habanera e forme ad essa collegate erano ormai presenti nella vita musicale di New Orleans. Tali repertori appartenevano a una più ampia famiglia di danze, sviluppatasi in forme differenti a Cuba, Porto Rico e Venezuela e diffusasi anche in Messico e negli Stati Uniti.
New Orleans non era quindi esposta a un generico influsso “latino”, categoria troppo ampia e storicamente imprecisa, ma partecipava a circuiti nei quali specifiche forme musicali e coreutiche attraversavano il Golfo del Messico e il bacino caraibico.
Anche in questo caso, tuttavia, occorre evitare di trasformare la documentata circolazione di forme e repertori in un rapporto causale troppo semplice. La presenza della habanera a New Orleans non equivale a sostenere che essa abbia “generato” il jazz; dimostra, piuttosto, che modelli ritmici e repertori di provenienza caraibica appartenevano già all’ambiente musicale cittadino molti decenni prima che il jazz assumesse una fisionomia riconoscibile.

Moreau Gottschalk
La vicenda di Louis Moreau Gottschalk offre un esempio particolarmente significativo di quanto queste relazioni fossero già profonde nella cultura musicale ottocentesca della città. Nato a New Orleans nel 1829 e destinato a diventare uno dei primi musicisti statunitensi a conquistare una reputazione internazionale, Gottschalk si formò prevalentemente in Europa, ma sviluppò una scrittura pianistica nella quale la tradizione concertistica europea entrò in relazione con materiali musicali provenienti dalla Louisiana e dal mondo caraibico.
Nella sua produzione ricorrono procedimenti sincopati e materiali riconducibili a tradizioni creole e caraibiche e, tra gli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, Gottschalk scrisse ed eseguì lavori nei quali sono riconoscibili esperienze musicali maturate durante i suoi soggiorni nei Caraibi. Opere come Bamboula, The Banjo e Souvenir de Porto Rico testimoniano, pur nella diversità delle loro origini e caratteristiche, una scrittura capace di mettere in relazione la tradizione pianistica europea con materiali musicali provenienti dalla Louisiana e dal mondo caraibico.
Il significato storico di Gottschalk, nel percorso che stiamo ricostruendo, non consiste tuttavia nel considerarlo un anticipatore diretto del jazz. La presenza della sincopazione e di elementi caraibici nella sua musica ha indotto alcuni studiosi a stabilire connessioni con il successivo sviluppo del ragtime: si tratta di una lettura storiografica, non della dimostrazione di una genealogia lineare.
Più solidamente documentabile è un altro dato: diversi decenni prima che il jazz assumesse una fisionomia riconoscibile, la produzione di un compositore nato a New Orleans poteva già riflettere l’interazione fra formazione musicale europea e repertori provenienti dalla Louisiana e dal mondo caraibico.
Gottschalk costituisce così una testimonianza particolarmente significativa di quella circolazione transnazionale di pratiche e materiali musicali che caratterizzava la New Orleans dell’Ottocento. Il suo caso non consente di tracciare una linea diretta verso il jazz, ma contribuisce a ricostruire il contesto storico nel quale quella musica avrebbe potuto, alcuni decenni più tardi, prendere forma: una città nella quale repertori europei, afroamericani e caraibici non esistevano in mondi completamente separati, ma potevano circolare, essere ascoltati, rielaborati e assumere nuove funzioni.
Il Messico: una relazione meno conosciuta
Il ruolo del Messico all’interno di questa rete di relazioni è rimasto a lungo meno visibile nelle ricostruzioni delle origini del jazz. Eppure, nella seconda metà dell’Ottocento, i rapporti musicali tra New Orleans e il Messico erano tutt’altro che marginali.
Forme riconducibili alla habanera raggiungevano la città anche attraverso circuiti messicani, mentre gli editori musicali locali pubblicavano danzas e habaneras presentandole spesso al pubblico come “Mexican music”. La definizione rispondeva anche a logiche commerciali e non deve essere interpretata come un’indicazione univoca sull’origine di quei repertori; testimonia tuttavia la familiarità del mercato musicale cittadino con forme associate al Messico e, più in generale, al mondo circum-caraibico.
Un momento particolarmente significativo di questi rapporti coincise con la World’s Industrial and Cotton Centennial Exposition, inaugurata a New Orleans il 16 dicembre 1884. La partecipazione messicana alla manifestazione ebbe una rilevante componente musicale. Tra le formazioni presenti figurava la banda dell’8th Mexican Cavalry, conosciuta negli Stati Uniti come Mexican Band, che riscosse un notevole successo presso il pubblico cittadino. La formazione tornò a New Orleans nel 1891 sotto la direzione di Encarnación Payen.
L’episodio dell’Esposizione non rappresentò dunque un contatto isolato, ma si inserì in rapporti musicali e commerciali già esistenti tra New Orleans, il Messico e il bacino caraibico. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, musicisti e repertori messicani costituivano una presenza riconoscibile nella vita musicale della città.
Più difficile è stabilire quale peso specifico tale presenza abbia avuto nei processi che condussero alla formazione del jazz. Il contatto è storicamente accertabile; la trasformazione di quel contatto in una linea di discendenza musicale diretta lo è molto meno.
È precisamente questa distinzione a rendere interessante il caso messicano. Non occorre attribuirgli il ruolo di un’ulteriore “origine” del jazz. La sua importanza risiede piuttosto nel mostrare ancora una volta come la New Orleans precedente al jazz fosse inserita in uno spazio musicale mobile, nel quale repertori, musicisti e pratiche performative potevano attraversare il Golfo del Messico, entrare nel mercato musicale della città ed essere progressivamente rielaborati in nuovi contesti.
Una geografia culturale più ampia
Alla vigilia della comparsa delle prime forme che oggi associamo al jazz, New Orleans era dunque il risultato di una storia molto più complessa di quanto suggerisca l’immagine convenzionale di una città isolata del Sud degli Stati Uniti.
Il Mississippi la collegava all’interno del continente; il Golfo del Messico la inseriva nel sistema caraibico. La tratta atlantica aveva prodotto, nell’arco di secoli, una diaspora africana distribuita in territori differenti delle Americhe. La rivoluzione haitiana aveva provocato movimenti di popolazione che avevano collegato Saint-Domingue, Cuba e Louisiana. Repertori e forme di danza circolavano tra Cuba, Messico, Caraibi e New Orleans. Musicisti messicani si esibivano pubblicamente nella città negli ultimi decenni dell’Ottocento.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, “spiega” la formazione del jazz. Essi permettono piuttosto di ricostruire la particolare configurazione storica di New Orleans: una città nella quale popolazioni, repertori e pratiche musicali provenienti da differenti aree dell’Atlantico e delle Americhe poterono trovarsi in relazione.
In altri termini, prima ancora di affrontare il jazz come fenomeno musicale, occorre collocarne le condizioni di formazione all’interno di una geografia storica della circolazione.
Per comprendere come queste condizioni si tradussero progressivamente in pratiche musicali specifiche, è necessario ora spostare l’osservazione dalla geografia alla vita sociale e musicale della città.
È da qui che occorre partire per comprendere Congo Square, le brass band, le società di mutuo soccorso, il ragtime, il blues, le sale da ballo e le generazioni di musicisti che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, contribuirono alla progressiva definizione del nuovo linguaggio.










