C’è una domanda che attraversa l’intero Piacenza Jazz Fest 2026, una domanda semplice solo in apparenza: “Jazz, so what?”.
Non è uno slogan, né una provocazione fine a sé stessa, ma una vera e propria chiave di lettura. Un invito a interrogarsi sul senso del jazz oggi, sulla sua capacità di parlare al presente, di rinnovarsi senza perdere memoria, di restare una musica necessaria in un tempo che cambia rapidamente.
Dal 5 febbraio al 24 aprile 2026, Piacenza e la sua provincia tornano a essere attraversate da un festival che, anno dopo anno, ha saputo costruire un’identità precisa: un progetto culturale diffuso, che unisce concerti di alto profilo, formazione, dialogo con il territorio e una forte attenzione alla dimensione educativa e comunitaria.
Il jazz, qui, non è mai solo intrattenimento. È linguaggio, pratica dell’ascolto, atto di relazione.
Il programma principale del Piacenza Jazz Fest 2026 disegna un percorso che mette in dialogo grandi protagonisti della scena internazionale, maestri del jazz italiano e nuove generazioni, con una coerenza che va oltre la semplice somma dei concerti.
Il festival si apre il 5 febbraio con un concerto di anteprima a ingresso libero affidato a Gianni Coscia e Max De Aloe, due musicisti che incarnano un’idea di jazz come racconto, ironia, memoria condivisa. Standard, canzoni italiane e improvvisazione diventano subito un modo per dichiarare l’intento del festival: partire dall’ascolto, non dalla retorica.
Il 28 febbraio, il concerto inaugurale è affidato a Vincent Peirani, con Living Being IV: Time Reflections.
Fisarmonicista tra i più innovativi della scena europea, Peirani propone un progetto che intreccia jazz contemporaneo, groove, elettronica e scrittura colta. È un jazz che riflette sul tempo, sulla forma, sull’improvvisazione come atto consapevole. Un inizio che chiarisce subito la direzione artistica del festival: curiosità, apertura, rischio.
Il 7 marzo arriva uno dei protagonisti assoluti della scena jazz internazionale contemporanea: Avishai Cohen con il progetto Big Vicious, una formazione che ridefinisce i confini del jazz attraverso un linguaggio sonoro potente e trasversale, capace di dialogare con rock, elettronica e suggestioni mediorientali, senza perdere profondità espressiva e rigore artistico.
Il 14 marzo arriva uno dei momenti più attesi dell’intera edizione: Dianne Reeves in duo con Romero Lubambo, nella suggestiva Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni.
Reeves è una delle voci più autorevoli del jazz mondiale, capace di coniugare tecnica, profondità interpretativa e una presenza scenica magnetica. In duo, l’interplay diventa essenziale, quasi intimo: voce e chitarra dialogano senza filtri, restituendo il senso più puro della tradizione vocale jazz. Un concerto che da solo vale il viaggio.
Il respiro internazionale prosegue con il Sullivan Fortner Trio (Southern Nights), pianista raffinato e creativo, e con Tyreek McDole, una delle voci emergenti più interessanti del panorama afroamericano, protagonista il 24 marzo.
Il 12 aprile, al Milestone Live Club, il pianoforte di Amaro Freitas chiude idealmente questo percorso internazionale. Con Y’Y’, Freitas fonde radici brasiliane, spiritualità e una visione globale del jazz, confermando come questa musica sia oggi uno spazio aperto, capace di accogliere identità diverse senza perdere coerenza.
Accanto ai grandi nomi internazionali, il Piacenza Jazz Fest 2026 dedica ampio spazio ai dialoghi tra linguaggi invitando altrettanti artisti blasonati del territorio nostrano.
Il progetto Twelve Colours di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin dialoga con le arti visive, mentre Cantando Historias, omaggio a Ivan Lins, unisce jazz e canzone brasiliana con la partecipazione speciale di Fabrizio Bosso.
Il 28 marzo, Danilo Rea e Luciano Biondini presentano Cosa sono le nuvole: un viaggio poetico tra improvvisazione, cinema e memoria collettiva.
Il 18 aprile, Paolo Angeli e Redi Hasa tracciano nuove Rotte mediterranee, intrecciando sonorità arcaiche e contemporanee in uno dei contesti più suggestivi del festival.
Se il cartellone principale racconta il jazz sul palco, L’Altro Festival ne racconta la vita quotidiana.
Qui il jazz diventa educazione, partecipazione, esperienza condivisa, attraversando scuole, biblioteche, piazze, spazi urbani e luoghi non convenzionali. Teatro musicale, spettacoli per l’infanzia, jam session, aperitivi swing, incontri con autori, mostre e concorsi di illustrazione costruiscono un mosaico coerente, che interpreta “Jazz, so what?” come metodo e responsabilità culturale.
Il progetto Il Jazz A Scuola, in particolare, conferma il Piacenza Jazz Fest come uno dei pochi festival italiani capaci di investire in modo strutturato sulla formazione delle nuove generazioni.
Il Piacenza Jazz Fest non è solo una rassegna, ma un ecosistema culturale. Fondamentale il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, insieme a istituzioni, enti formativi e partner del territorio, in una rete che rende il festival un presidio culturale permanente, capace di generare relazioni e visioni condivise.
“Jazz, so what?” non chiede una risposta univoca.
Invita piuttosto a mettersi in ascolto, a lasciarsi attraversare da una musica che continua a essere viva perché continua a porsi domande.
E il Piacenza Jazz Fest 2026, ancora una volta, dimostra che il jazz non è solo ciò che si suona, ma il modo in cui si sceglie di stare nel mondo.
Biglietti e abbonamenti
Il Piacenza Jazz Fest 2026 propone biglietti singoli a prezzo differenziato e un abbonamento a 5 concerti selezionati. Sono previste numerose riduzioni per soci, studenti, giovani e over 65, oltre a ingressi agevolati per il pubblico under 25 in collaborazione con le istituzioni culturali del territorio.
Tutte le informazioni aggiornate su biglietti, abbonamenti, prevendite e riduzioni sono disponibili sul sito ufficiale www.piacenzajazzfest.it, scrivendo alla mail biglietti@piacenzajazzclub.it o chiamando uno dei seguenti numeri: 0523/579034 – 366/5373201.
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