Caligola 2026
- Play it Louder, Next time
- Straniarse
- Entering the Party
- Sweet Techno Raver
- Stravedamento
- Ciàcole
- Cioxa
- Stua Scura
- Stravedamento (Reprise)
- Gemina Arbor
Luca Zennaro chitarra acustica ed elettrica, effetti, composizioni
Francesco Panconesi sax tenore
Federico Calcagno clarinetto basso
Mattia Galeotti batteria
Il titolo dell’ultimo album di Luca Zennaro è in dialetto veneto, traducibile in italiano con “stanza buia”, e si riallaccia alla sua sensibilità verso ambienti e oggetti familiari, che racchiudano memorie e agganci con sensazioni legate al vissuto dell’autore, fra paesaggi in ombra ed il tepore provocato dalla brace che arde in un angolo e riscalda il locale. Nell’album ci sono altri capitoli in dialetto chioggiotto, come “Ciacole “, Cioxa” o “Stravedamento”… oltre a titoli in lingua inglese. La musica dell’album, però, non flirta con l’etno- jazz, o con il folk puro e semplice, come qualcuno potrebbe ipotizzare, viste le premesse. Siamo in un’altra dimensione, piuttosto lontana da questo angolo di prospettiva, cioè, ma vicini, per contro, ad un jazz avanzato, con momenti melodici vividi ed una timbrica complessiva accidentata, messa a punto adeguatamente in concerto dai quattro musicisti..
Il chitarrista usa in maniera funzionale ai suoi intenti, la sei corde elettrica e quella acustica, realizzando climi accoglienti, ma increspati ad arte. Abitualmente Zennaro introduce i temi, li ripete e ci lavora sopra, utilizzando anche effetti elettronici, particolarmente indicati a (s)legare le varie voci. .Su questa base apparentemente instabile, ma con fondamenta salde, prendono forma gli interventi di Calcagno e Panconesi, provvisti di un linguaggio modernissimo, privo di remore e di prevenzioni, che non disdegna, cioè, salti nell’ eterodosso, con note multiple, battimenti o slanci verso il sovracuto. Sassofono e clarinetto, però, si mantengono anche in zone più tranquille, disegnando contrappunti efficaci, interrventi in solo profondi ed inventivi, armonizzati a dovere con il carattere dei brani dell’opera. Mattia Galeotti, da parte sua, più che accompagnare i partners, piazza colpi sulla batteria in momenti strategici, per elaborare un quadro ritmico di peso equivalente agli altri elementi in gioco. Il suo è un drummin’ cubista, attento più a scomporre la forma, che a comporne una di aspetto consueto.
“Stua scura”, in conclusione, è il miglior disco finora inciso da Luca Zennaro, leader ingegnoso, capace ogni volta di trovare la chiave giusta per sviluppare adeguatamente le sue idee compositive e di scegliere compagni di avventura del tutto all’altezza della situazione.







