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Federica Michisanti feat.Dominique Pifarèly (Life on art)

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allegato a Musica jazz -febbraio 2026

  1. Aura
  2. Le Satyre (1)
  3. Danse
  4. Sacred
  5. And I learned how to swim
  6. Notre valse
  7. The lake
  8. Le Satyre ( 2)
  9. Knots
  10. Legami
  • Dominique Pifarèly – violino
  • Eloisa Manera – violino
  • Maria Vicentini – viola
  • Salvatore Maiore – violoncello
  • Federica Michisanti – contrabbasso e composizioni

Federica Michisanti, a tre anni di distanza dall’uscita del pluripremiato “Afternoon”, torna con un nuovo album, contornata da specialisti degli strumenti ad arco. Invece che al canonico quartetto, come da tradizione, la bassista romana si affida ad uno “ String quartet” + uno, e l’uno è un ospite davvero prestigioso, il violinista francese Dominique Pifarèly, noto soprattutto per  I suoi dischi pubblicati dall’ etichetta tedesca ECM. La compositrice romana ha compiuto buoni studi classici e ha metabolizzato, in special modo, gli autori del novecento colto, come Schönberg o Webern, oltre ad aver pratica e dimestichezza con il jazz e i generi confinanti.

Nel cd si colgono queste influenze, dovute a ricerche e ad approfondimenti seri ed articolati.

Nel disco si ascolta una musica segnata da un camerismo free severo, attraversato da una vena melodica sotterranea ed in espansione. Il ritmo è, quasi sempre, più implicito che esplicito. Siamo lontani da una forma jazzistica chiara e definita, cioè, anche se l’improvvisazione è ben presente, grazie agli interventi di Pifarély, a cui è stata lasciata  libertà d’azione, all’interno, però, di partiture e di sviluppi individuali successivi, in linea di massima predeterminati. Il progetto, in realtà, è nato da una residenza artistica a Palazzo Te a Mantova, in cui erano presenti solo I musicisti italiani, senza il fuoriclasse francese, coinvolto in un secondo momento.

Non sempre, poi, tutti suonano insieme. Ci sono, infatti, spazi riservati a duetti o a trii, con il violinista d’oltralpe che  insinua la sua voce nella tessitura elaborata dai partners, spostandone in certo qual modo gli equilibri, o perlomeno conferendo alla musica un carattere particolare.

Nel complesso si tratta di una scommessa vinta, pure se la mancanza di un riferimento preciso allo swing e l’assenza di un ritmo delineato, di una pulsazione che in qualche maniera la avvicini ala tradizione o all’avanguardia storica afroamericana, può spiazzare qualche ascoltatore non abituato a questo tipo di offerta artistica, che sa tanto di musica contemporanea. Niente paura. Chi ha la mente sgombra da  qualsiasi pregiudizio saprà cogliere I meriti di questa incisione.