11-13 settembre 2025
Marsiglia ospita, da alcuni anni, un piccolo e prezioso festival: Les Émouvantes. Curato dalla Compagnie Émouvance, codiretto da Claude Tchamitchian e Fabrice Martinez, si tiene presso il Conservatorio che ha sede in uno dei quartieri più belli e vivaci della città provenzale, Cours Julien.
A causa di un ritardo di aereo, con dispiacere abbiamo perso il primo concerto, un solo di contrabbasso di Claude Tchamitchian. Tuttavia l’arrivo è stato sufficientemente in tempo per assistere al concerto del quartetto “Ici”, composto da Marc Ducret alle chitarre, Samuel Blaser al trombone, Fabrice Martinez tromba, flicorno, tromba piccola e tuba, Christophe Monniot alto e baritono. Composizioni elaborate durante la pandemia, al bordo del mare, come riflesso del paesaggio costiero. Una proposta di altissimo livello, con riferimenti alla musica contemporanea ma anche con uno swing intenso e pregnante, suonata da un quartetto formidabile, con i tre fiati che volavano alti sull’accompagnamento del leader. Musica carnale, materica, ma a un tempo anche concettuale nella scrittura. Bello l’alternarsi dei fiati, così come gli spazi che Ducret ha riservato per la sua chitarra, e per un’altra chitarra elettrica poggiata su un piano orizzontale utilizzata come bordone facendone risuonare le corde con tazze, altri oggetti, persino un trapano, e sfregando e percuotendo le corde. Sempre caratteristico il modo di armonizzare di Ducret, il suo uso di vamp trascinanti, le cui suggestioni venivano prontamente recepite dai partner. «Ici» è stato registrato nel 2023 dall’etichetta Ayler Records/Orkhestra.
La seconda serata è iniziata con il quartetto “Haleïs” della cantante Juliette Meyer, con Fanny Lasfargues al basso elettroacustico ed effetti, Benoît Joblot alla batteria e Clément Merienne al pianoforte. Un lavoro pregevole sulla canzone, nel quale tutti i musicisti supportavano con cori la voce della leader, autrice delle musiche e dei testi. Intro suggestive, soprattutto grazie al prezioso lavoro della bassista, magistrale nell’uso degli effetti nel creare sonorità avvolgenti. Il gruppo si muove su territori ben lontani dal jazz canonico, fornendo alla voce della leader un supporto estremamente valido, innovativo, tra i colori aspri generati da Lasfargues, le brevi volate free di Merienne e la fantasia percussiva di Joblot. Meyer ha una voce calma e misurata, ma pronta al momento opportuno a lanciarsi in sovracuti e sperimentalismi.
Totalmente diversa la seguente proposta, intitolata La naissance du soleil et de la lune: il leader è il batterista Jean-Pierre Jullian, che dirige un gruppo composto da Christine Bertocchi alla voce, Etienne Lecomte al flauto, Guillaume Orti ai sax alto, baritono e soprano, Tom Garell al vibrafono e marimba ed Eric Chalan al contrabbasso. Ispirata alla mitologia azteca e in lingua azteca cantata, la musica composta e arrangiata da Jullian è strutturata in tre parti. La cantante oltre ai testi in nahuati si volgeva a vocalizzi di taglio contemporaneo, mentre il gruppo risultava ben radicato nell’espressione jazzistica, per un set insolito e riuscito, nel quale tutti i musicisti hanno avuto modo di trovare congrui spazi espressivi.
La serata finale, il sabato, si è conclusa con il quintetto “Slydee” del bassista elettrico Sylvain Daniel, con due tastieristi (Arnaud Roulin e Bruno Ruder) Aymeric Avice alla tromba e Vincent Taeger alla batteria. Sapido groove, funky, jazz rock per una conclusione con parte del pubblico in piedi e danzante. Ma la parte migliore della serata è stata offerta dal trio precedente, “MŸA”, composto dal trombonista Robinson Khoury (anche voce e sintetizzatore modulare), dalla percussionista Anissa Nehari (anche voce), e dal pianista Léo Jassef (anche tastiere, sintetizzatore e voce). Ottimo uso delle voci, mirabili equilibri, per una musica aperta e comunicativa, attuale, ampiamente fruibile, dotata di un’efficace carica ritmica grazie al prezioso e fantasioso contributo di Nehari. Al trombone il leader è stato particolarmente convincente, con un suono limpido e un fraseggio lucido e assertivo, mentre il pianista contribuiva con sonorità che arricchivano lo svolgersi suadente della musica. Cambi d’atmosfera, influssi arabi, varietà ritmica, insomma un trio validissimo che gira in tour in buona parte dell’Europa e meriterebbe attenzione anche nel panorama italiano.




