SIENA – Ci sono festival che presentano concerti e ci sono istituzioni che producono cultura. L’inaugurazione della 56ª edizione degli International Summer Workshop di Siena Jazz appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nella suggestiva cornice di Piazza Provenzano, la Siena Jazz University Orchestra, diretta da Roberto Spadoni, ha dato ufficialmente il via all’edizione 2026 con una produzione originale che conferma la vocazione dell’Accademia: fare della formazione un laboratorio permanente di ricerca e creazione artistica.
Il progetto “Bud Powell e La Folia – Visioni e Fragilità di un Genio” non si limita a celebrare uno dei padri del bebop nel sessantesimo anniversario della sua scomparsa. È, piuttosto, una rilettura colta e contemporanea del suo universo musicale, costruita attraverso un dialogo inaspettato con La Folia, una delle forme musicali più antiche della tradizione europea, reinterpretata come filo conduttore capace di attraversare i secoli e connettere linguaggi apparentemente lontani.

La scelta di Roberto Spadoni è quella più difficile e, proprio per questo, la più convincente: evitare qualsiasi tentazione imitativa. I suoi arrangiamenti non cercano di ricostruire il suono di Bud Powell, ma ne restituiscono lo spirito creativo, trasfigurando pagine fondamentali come Hallucination, Un Poco Loco, Tempus Fugit e Wail in una nuova architettura orchestrale. Il risultato è una scrittura che conserva la tensione ritmica e la modernità armonica del pianista americano, ampliandone però la prospettiva timbrica attraverso il linguaggio della grande orchestra.
Accanto alla Siena Jazz University Orchestra brillano due protagonisti della scena jazz internazionale, Pietro Tonolo e Alex Sipiagin, interpreti di straordinaria sensibilità. Il sax tenore di Tonolo si distingue per equilibrio, profondità espressiva e lucidità narrativa; la tromba di Sipiagin unisce precisione tecnica, eleganza e una notevole capacità di inserirsi nel tessuto orchestrale senza mai imporsi come semplice protagonista. I loro interventi diventano parte integrante del racconto musicale, contribuendo a costruire un dialogo continuo con l’ensemble.
Il cuore del progetto risiede tuttavia nella sua dimensione concettuale. La musica di Bud Powell viene riletta attraverso il rapporto tra genio creativo e fragilità umana, trasformando il concerto in una riflessione sulla vulnerabilità dell’artista e sul valore dell’inclusione, dell’accoglienza e della libertà creativa. L’inserimento de La Folia non rappresenta un semplice espediente formale, ma diventa la metafora di una memoria musicale che continua a rigenerarsi attraverso la trasformazione.
I lunghi applausi del pubblico, che hanno accompagnato l’intera serata, testimoniano il successo di una produzione capace di coniugare rigore musicale e forza comunicativa. Un consenso che nasce non soltanto dall’eccellenza esecutiva, ma dalla qualità di un progetto artistico pensato per offrire nuove prospettive di ascolto.
Questa inaugurazione rappresenta anche la migliore introduzione al tema scelto da Siena Jazz per l’edizione 2026: la creazione. Un concetto che supera la tradizionale idea di formazione come trasmissione del sapere per diventare generazione di nuove opere, nuovi ensemble e nuove relazioni artistiche. Nei Seminari Internazionali la didattica non è mai separata dalla produzione artistica: studenti e docenti condividono lo stesso spazio creativo, trasformando ogni laboratorio in un’esperienza di ricerca.
Da quasi cinquant’anni Siena Jazz rappresenta un modello unico nel panorama europeo. Fondata nel 1977, l’Accademia ha costruito la propria autorevolezza internazionale mettendo in relazione giovani musicisti e grandi protagonisti della scena mondiale, in un equilibrio costante tra studio, sperimentazione e produzione.
L’apertura dei Seminari conferma pienamente questa identità. Il concerto inaugurale non è stato soltanto un omaggio a Bud Powell, ma la dimostrazione concreta di come un’istituzione dedicata alla formazione possa diventare anche uno straordinario motore di innovazione artistica.
Ora l’attenzione si sposta sui Siena Jazz Masters, forse la tradizione più affascinante dell’intera manifestazione. Musicisti provenienti da esperienze artistiche diverse vengono riuniti in formazioni inedite create esclusivamente per Siena Jazz, dando vita a concerti irripetibili in cui l’improvvisazione diventa anche un principio curatoriale. Nei prossimi giorni saliranno sul palco artisti del calibro di Gerald Clayton, Greg Hutchinson, Nicole Mitchell, James Brandon Lewis, David Linx, Alex Sipiagin, Pietro Tonolo, Mark Dresser e molti altri, confermando Siena come uno dei luoghi nei quali il jazz contemporaneo continua a essere scritto, oltre che eseguito.
In un momento storico in cui molti festival si limitano a riproporre formule consolidate, Siena Jazz continua a investire nella produzione originale, nella ricerca e nell’incontro tra linguaggi. È questa la ragione per cui l’Accademia non rappresenta soltanto una custode della tradizione jazzistica, ma uno dei suoi più autorevoli laboratori di futuro.
L’ovazione finale che ha salutato la Siena Jazz University Orchestra non è stata soltanto il riconoscimento di un concerto riuscito. È stata la conferma di un’idea di cultura che mette la creazione al centro dell’esperienza artistica e che, ancora una volta, fa di Siena uno dei luoghi più vitali del jazz internazionale.
In allegato a questa recensione proponiamo un video con alcuni momenti salienti del concerto inaugurale, che restituisce l’intensità della performance, il dialogo tra orchestra e solisti e l’atmosfera che ha segnato l’apertura ufficiale della 56ª edizione degli International Summer Workshop di Siena Jazz.
Photo credits Rosanna Minafò







