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Claudio Fasoli (Jazz, architetture di un azzardo)

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Il Saggiatore 2025

A otto anni di distanza dalla pubblicazione di “Inner sounds”, Claudio Fasoli torna con un nuovo libro, ancora a suo nome, per illustrare la sua concezione del jazz, non solo, della musica in generale, i principi legati alla composizione e all’improvvisazione, le influenze dei grandi, in particolare di alcuni personaggi particolarmente significativi, sul suo stile. Il volume è suddiviso in tre parti. Nella prima parte, denominata “Teorie”, il sassofonista veneziano si confronta con alcuni concetti cardine, come l’armonia, le variazioni, le differenze fra il jazz e la classica. I punti nodali, però, su cui orientarsi in questo campo, sono lo studio e l’imprevedibilità. Fasoli sottolinea l’importanza dell’esercizio sullo strumento, per ottenere un suono il più possibile personale, in cui riconoscersi. A questa applicazione costante sull’”attrezzo da lavoro”, occorrono affiancare l’apprendimento delle teorie musicali e l’ascolto, l’analisi di brani del repertorio tradizionale, per impadronirsene, memorizzandoli, Poste queste basi, fondamentali per ogni musicista, occorre muoversi all’interno di queste acquisizioni, per cercare di utilizzarle in modo creativo, alla ricerca dell’imprevedibilità.  Come sostiene l’ex membro del Perigeo, “l’imprevedibilità è una qualità che apprezzo molto…perchè rappresenta il piacere del gioco estemporaneo con le note, l’evasione, l’amore per il rischio…”

Strettamente connesso a questo tipo di impostazione e di ragionamento è la seconda parte intitolata “Oltre lo spartito”. In questo capitolo Fasoli tratta dell’immagine scenica del concerto jazz, dalla posizione delle luci allo stesso abito del musicista, per arrivare a parlare dell’aspetto ritualistico dell’esibizione, in cui, quando le cose girano per il verso giusto, “La scoperta di nuova musica e la partecipazione alla sua creazione sono il vincolo che si crea fra chi suona e chi ascolta”. Non meno importante, per l’autore come detto, è l’applicazione sullo strumento. Qualsiasi mezzo si sia scelto per esprimersi, occorre dedicare tempo allo studio poiché “a tenacia e ad impegno maggiori corrispondono soddisfazioni maggiori”. Il musicista veneziano prosegue raccomandando di cercare corrispondenze sia umane che stilistiche negli eventuali partners con cui suonare e ricordando con una certa nostalgia l’epoca in cui al Capolinea di Milano si svolgevano storiche jam session, a cui partecipavano pure ospiti americani, in tournèe in Italia

Nella terza parte “Vertici e critica”, Fasoli rivela i nomi di quei maestri che lo hanno colpito e influenzato nella sua formazione musicale e non solo. I nomi sono diversi, dall’ambito classico al jazz, ma la sua attenzione è concentrata principalmente su due grandi: Wayne Shorter e Lee Konitz. Shorter è un modello da seguire perché nei suoi assoli “quanto resta di un linguaggio derivativo, bop o coltraniano che sia, scompare in quell crogiolo di ideazione del tutto personale…”, dal periodo della sua collaborazione con Miles Davis in avanti. Altro nume tutelare è quello di  Lee Konitz, contraltista che ha saputo sviluppare un suo idioma originale in un’epoca in cui tutti imitavano Charlie Parker. Per questo la sua è “una delle figure più geniali del jazz moderno, geniale in quanto unica.”

In conclusione del capitolo viene ricordata la statura del critico musicale Arrigo Polillo, personaggio fondamentale per la diffusione e la crescita del jazz in Italia, direttore della più importante rivista del settore, che ha dimostrato, in ogni situazione, la capacità rara di esprimere giudizi anche sferzanti, sempre argomentandoli a dovere. In sintesi  il direttore di MJ si ergeva come“un punto di riferimento assoluto”per gli appassionati e gli addetti ai lavori del suo tempo.

Il libro si chiude con un’intervista di Marc Tibaldi, giornalista e scrittore, in cui vengono, in generale, ribaditi o riassunti molti concetti contenuti nelle pagine precedenti.

Il testo, quindi, di facile e coinvolgente lettura, fra l’altro, ci permette di conoscere in profondità le idee, le concezioni, il tipo di metodologia, gli obiettivi di un musicista che ha contribuito certamente ad alzare il livello del jazz in Italia, attraverso un’ attività artistica coerente, priva di preconcetti, basata su ascolto, studio e ricerca del sorprendente e dell’inatteso, Fasoli ha costruito, cioè,una musica originale in cui l’azzardo è programmato, architettonicamente definito, non certo inseguito con procedimenti casuali,o improvvisati, nel senso deteriore del termine, di buttati giù, senza un piano preciso alle spalle.