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Francesca Remigi – Archipelagos (Il labirinto dei topi)

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Emme Produzioni Musicali (2020)
1. Il Labirinto dei Topi
2. Gomorra
3. Scherzo
4. Intermezzo
5. Tiger Study
6. The Shooting
7. To Viijay
8. Be Bear Aware
Claire Parsons – voce, effetti (LUX)
Federico Calcagno – clarinetto, clarinetto basso (ITA)
Niran Dasika – tromba (AUSTRALIA)
Simon Groppe – pianoforte (FR)
Ramon Van Merkenstein – contrabbasso (NL)
Francesca Remigi – batteria, composizione (ITA)

Francesca Remigi è una giovane batterista italiana, attualmente residente a Bruxelles, che ha compiuto ottimi studi e si è specializzata con nomi ragguardevoli della scena internazionale, quali Tyshawn Sorey, ViJai Iyer e Steve Lehman.

Per la sua prima uscita discografica la musicista bergamasca si affida al suo trio abituale, con il belga Ramon Van Merkenstein al contrabbasso e il francese Simon Groppe al pianoforte, potenziato dall’astro nascente Federico Calcagno ai clarinetti e dall’australiano Niran Dasika alla tromba, oltre che alla lussemburghese Claire Parsons a voce ed elettronica. Il sestetto così costituito prende il nome di “Archipelagos”, per intendere, come ha dichiarato la Remigi in un’intervista, il tentativo di unire in un insieme coeso persone provenienti da paesi ed esperienze differenti. La musica del cd risulta sovraccarica di componenti, amalgamate in un mix dai tanti aspetti e dalle mille sfaccettature. Si distingue, innanzitutto, un ricorso ciclico all’idioma del rock progressivo con folate all’unisono di 2/3 strumenti su tempi dispari, a spezzare l’equilibrio già instabile dei brani e avviare sequenze dal carattere esplosivo. In questi frangenti sono particolarmente propizi gli scambi fra clarinetto e tromba. I due fiati si confrontano, si inseguono, si incontrano/ scontrano in un duello costruttivo senza esclusione di colpi. I pezzi sono segnati, poi, dalla voce della Parsons, impegnata in uno spocken word turbato o saturato dagli effetti elettronici, oppure occupata a sottolineare con una modulazione senza parole le atmosfere oniriche di alcune parti del concept-album. Come per incanto, girato l’angolo, compaiono intermezzi sospesi e lirici, sottolineati dal fraseggio acconcio del pianista, pronto a lanciarsi, successivamente, in sortite swinganti, ben sostenuto da basso e batteria. Anche il debito verso la free form viene pagato, con introduzioni aeree prive di definizioni tonali o con incisi in cui si procede a ruota libera, non a caso, però, senza perdere, cioè, il controllo della situazione. La base ritmica oscilla, infine, fra forme astratte, svincolate dal rispetto del tempo, in senso stretto, a figurazioni a tinte rockeggianti, quale retaggio comune, sorta di marchio generazionale.

“Il labirinto dei topi”, in conclusione, è un esordio vincente per una musicista capace di spendere in maniera già personale quanto appreso dall’applicazione nei suoi studi e dalla frequentazione dei competenti maestri che si è scelta come guide nel suo percorso artistico. E se un tipo come Steve Lehman si permette di riservare un giudizio estremamente positivo sul disco, non si può che drizzare le orecchie e ascoltare con la dovuta attenzione il debutto degli “Archipelagos” di Francesca Remigi.