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Michael Wollny (Eine Winterreise)

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ACT Music, 2026

  1. ich schreibe nur im gehen – 3:25
  2. wetterfahnen – 1:59
  3. schlag und schritt – 2:50
  4. innehalten – 1:12
  5. aurora (Björk) – 2:46
  6. ich such im schnee vergebens – 2:03
  7. snowflake (Kate Bush) – 4:30
  8. fahlschatten – 1:31
  9. irrlichter – 2:57
  10. ein lindenbaum (Franz Schubert) – 3:02
  11. cloud of flies (Louis Cole) – 3:23
  12. im dunkeln wird mir wohler sein / die nebensonnen (Franz Schubert) – 4:37
  13. schneeland – 1:00
  14. steht ihm nimmer still / der leiermann (Franz Schubert) – 3:36

Michael Wollny – pianoforte

Ci sono opere che un musicista porta con sé per tutta la vita prima di decidersi ad affrontarle, e la Winterreise di Schubert è, per Michael Wollny, una di queste. Il pianista racconta di averla ascoltata in ogni momento e stato d’animo e di aver sempre lasciato filtrare motivi schubertiani nella propria musica. Con eine winterreise quel dialogo diventa un disco in piano solo circa trentanove minuti. Ai frammenti dell’originale si affiancano pagine nuove, improvvisazioni libere e tre canzoni di Björk, Kate Bush e Louis Cole, il tutto registrato nel Reitstadel di Neumarkt, sala cinquecentesca spesso utilizzata per performance pianistiche.

In ogni brano, Wollny si avvicina progressivamente alla fonte, dalla parafrasi alla lettura, chiudendo con un ostinato vuoto del suonatore di organetto.

In questo album Wollny inserisce anche tre brani di altri collocati come delle “soste“. “aurora” viene da Vespertine di Björk, disco che Wollny considera una bussola, e il cui originale usava tra i suoni ritmici i passi campionati nella neve. “snowflake”, da 50 Words for Snow di Kate Bush, è per il pianista la canzone d’inverno per eccellenza ed è il secondo brano più lungo del disco. La scelta più spiazzante è “cloud of flies” di Louis Cole, che parla dell’istante in cui ci si accorge di aver mancato la propria vita.

Restano i quattro brani interamente originali, tutti brevi o brevissimi: “schlag und schritt”, “innehalten”, “fahlschatten” e “schneeland”, quest’ultimo di un solo minuto. I titoli insistono sul passo, sulla sosta, sull’ombra pallida, e coincidono con ciò che Wollny dice del lavoro: una meditazione sul camminare senza guida né meta. Assurgono al ruolo di tessuto connettivo, contribuendo allo sviluppo del racconto.

eine winterreise è un lavoro rigoroso, in cui si avverte una severità formale, condensata nelle brevità dei quattordici pezzi che rimarca una intensa concentrazione in cui, va detto, Wollny non si “impiglia” nell’origine ma rimane saldo al proprio linguaggio finché può e cedendo la parola all’originale solo alla fine, in una sala la cui chiarezza cristallina, dice, non ha richiesto alcun trattamento dinamico del suono.