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Jorge Rossy Vibes Quartet (11 Years)

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ACT Music, 2026

  1. Song for D.G. (Jorge Rossy) – 5:00
  2. Blues 400 (Michael Beck, Jorge Rossy) – 4:55
  3. Hope (Jorge Rossy) – 5:00
  4. Ninety-one (Mercedes Rossy) – 6:54
  5. Some Things They Aren’t (Jorge Rossy) – 3:05
  6. Anarres (Jorge Rossy) – 5:40
  7. Bitty Ditty (Thad Jones) – 6:36
  8. 11 Years (Jorge Rossy) – 4:40
  9. Drawing Room Blues (Billy Strayhorn) – 6:10

Jorge Rossy – vibrafono, marimba
Milena Casado – tromba
Robert Landfermann – contrabbasso
Cornelia Nilsson – batteria

Per chi ha amato il primo trio di Brad Mehldau, Jorge Rossy resta il batterista di The Art of the Trio. Da anni, però, il musicista barcellonese ha spostato il baricentro su vibrafono e marimba, percorso culminato nel 2021 con Puerta, in trio per la ECM. 11 Years segna l’esordio di un nuovo quartetto senza pianoforte né chitarra, con la tromba di Milena Casado, il contrabbasso di Robert Landfermann e la batteria di Cornelia Nilsson. È un disco che suona piano, nel senso letterale: il livello medio è basso, i piatti quasi non si sentono, e gran parte della musica vive nello spazio che i quattro si lasciano a vicenda.

Il versante più lirico sta in “Hope” e “Ninety-one”, i due brani con la maggiore escursione dinamica del disco. “Hope” è introdotto dal suono della tromba di Casado che fluttua nell’aria, lascia i suoni muoversi nello spazio con glissandi discendenti e note tenute per vari secondi. Quando si affianca la sezione ritmica si ristabilisce un po’ di “ordine” che presagisce ad un altro momento intenso ottenuto dal solo del contrabbasso di Landfermann, infine il quartetto si ricompone in un crescendo finale. “Ninety-one”, di Mercedes Rossy, sorella di Jorge scomparsa nel 1995, è costruito con la stessa pazienza. Inizia con Rossy in solitaria il quale, con sapiente padronanza, lascia che tutti i dettagli del tocco e del suono si dissolvano quasi naturalmente. La tromba espone il tema sostenuta da un contrabbasso che pulsa come quando si fornisce un tocco ad un pallone per sospeso fluttuante in aria. Una ballad limpida, il cuore emotivo del disco.

La “libertà coordinata” di cui parla Rossy si ascolta in tre brani molto diversi. “Anarres” il più spoglio, “11 Years” che ha invece il tempo più stabile del disco e “Some Things They Aren’t”: tre minuti densi e senza respiro, l’episodio più vicino al free.

Il resto è jazz di forma più classica. “Song for D.G.” delinea lo spettro sonoro del quartetto. “Blues 400” swing medio-veloce, con tipico giro di soli sempre all’interno di un rigoroso controllo ritmico e dinamico. “Bitty Ditty” riserva la sorpresa maggiore: batteria in solitaria che precede il tema di Thad Jones, che si sviluppa a tempo sostenuto, con un altrettanto fitto walking richiamando alla mente la frontline dell’incisione del 1955 di Miles Davis con Milt Jackson. “Drawing Room Blues” di Strayhorn si lascia respirare man mano che l’avvolgente blues lento è centellinato fino alla chiusura: pochi colpi sordi, con la tromba a dipingere.

Un disco di equilibrio in cui si corre il rischio della rarefazione, e in “Anarres” la soglia è vicina. La si evita però egregiamente grazie alla varietà dei formati e una tromba molto ben integrata. In tutto l’album la batteria è un sostegno lieve ma fondamentale, come Rossy oggi sente la ritmica, spogliata di ogni pulsione ridondante, lasciata in una essenza che garantisce presenza e, in tutto questo, Cornelia Nilsson ha sfoggiato maestria pura. Rossy riesce ad assurgere al ruolo di voce principale sebbene si avverta la sensazione che questo gruppo sia pensato come un collettivo.

Robert Landfermann, Cornelia Nilsson, Jorge Rossy, Milena Casado