Barly 2025
- Orbit
- Pulse
- Twirl
- Sway
- Roll
- Drift
- Spin
- Trace
Tobia Bondesan: Sassofono contralto e soprano; sassofono preparato, Sintetizzatore analogico, elettronica.
Michele Bondesan: contrabbasso, tape recorders
Giuseppe Sardina: Batteria preparata, percussioni, batteria giocattolo, psaltery
Il trio dei fratelli Bondesan e di Giuseppe Sardina prosegue nell’esplorazione del movimento, del cambio di postura, volontaria e involontaria, del ritmo, decodificati in senso ampio e articolato, con un nuovo disco, “Spin”, in cui il terzetto, per l’occasione, si denomina con il titolo della prima incisione del 2023, “Music for dance”.
Il cd non contiene, chiariamolo subito, musica da ballo comunemente intesa. Tutt’altro. Si tratta, invece, di uno scavo profondo, attuato con un approccio particolare, da musicisti-ricercatori, su queste tematiche, abolendo, per prassi consolidata, ogni passaggio di comodo o di routine. Le otto tracce dell’album, per complessivi 32 minuti e rotti, poi, sono da attribuire , in modo paritario, a tutto il gruppo. I tre si rivelano, infatti, capaci di comporre istantaneamente, secondo principi concordati, un qualcosa che regge, sta in piedi come se fosse determinato a priori, appunto, o definito, almeno a grandi linee.
Giuseppe Sardina costruisce e destruttura tempi e ritmi con un atteggiamento fra l’esperto e l’incolto. A tratti sembra che lui voglia resettare tutto e ripartire da zero, reinventandosi un avvicinamento alla batteria anti-metodico, da naif di ritorno, o da giovanissimo alle prime armi, alle prese con un’attrezzatura con cui prova ad avere dimestichezza. In altri momenti, per contro, Sardina, sfoggia una sapienza strumentale multistilistica, di chi sa tanto in questo ramo, ma che vuole superare, andare oltre le proprie conoscenze, per non cadere mai nel clichè.
Non si comporta diversamente Tobia Bondesan, provvisto di un suono opaco e lirico, che ricorda, in certo qual modo, quello di Ornette Coleman. Il sassofonista espone riff brevi e saettanti, di poche battute, a volte troncati ad arte, o si lancia in soli dove la ripetitività comanda, fra note ortodosse ed eterodosse, allestendo, complessivamente, un discorso solistico parco ed essenziale, in grado di orientare, però, la bussola del trio verso orizzonti lontani, non ancora indagati.
Michele Bondesan si inserisce abilmente fra sax e percussioni con il suo basso viaggiante, che dialoga con gli altri strumenti mantenendo un aplomb a suo modo classico, come suono e come fraseggio, con le dovute cautele, comunque…..
A completare l’opera c’è l’uso marcato dell’elettronica, da parte dei protagonisti dell’incisione, che collega, amalgama, le invenzioni dei tre audaci improvvisatori.
“Spin”, a conti fatti, è un album che non vuole dare certezze, quanto piuttosto prendere posizione, esteticamente, e sorprendere. La formula del trio sax-basso-batteria, inoltre, non è certo inedita, ma l’interpretazione che ne forniscono I Bondesan e Sardina si allontana parecchio dai possibili punti di riferimento, che esistono, indubbiamente, ma che vengono rimodellati in una proposta priva di etichette, libera dall’appartenenza ad un genere in particolare e, allo stesso tempo, piena di significati.




