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Musica dall’Oriente: “Misirlou” – La ragazza d’Egitto

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Cari amici, riprendiamo il nostro viaggio in Anatolia per approfondire un brano noto: “La ragazza d’Egitto”. Il titolo non si riferirisce alla “famosa bossa nova” ma ad un brano che è stato piu volte reinterpretato, anche in chiave Surf Rock, o inserito come colonna sonora in film come Pulp Fiction, e che molti di noi, almeno una volta, avranno provato a suonare: Misirlou. Questo brano, di autore sconosciuto, viene spesso associato al genere greco e racchiude al suo interno tutto il fascino dell’oriente ma partiamo dal titolo.

Misirlou dalle origini a oggi

La parola Misirlou è composta da Misir-li-ou ovvero dall’araboمصر‎ (trad. Egitto), che in turco diventa Misir, dal suffisso li che si traduce in “proviene” e da ou che si riferisce al genere femminile. Ecco che la traduzione letterale diventa “La ragazza che proviene dall’Egitto” o più semplicemente “La ragazza d’Egitto”. Dal titolo intuiamo quindi che questa canzone, corredata anche da un testo, è dedicata ad un’egiziana e in particolare all’amore proibito tra questa donna, di religione musulmana, e un uomo greco, di religione cristiana. Inoltre il brano è spesso associato alla danza del ventre poichè il ritmo che scandisce la melodia è uno tsifteteli. Si tratta di un ritmo greco che potrebbe essere ricollegabile all’antica cordace (Κόρδαξ), danza che gli stessi greci definivano “oscena e provocatoria”. La cordace, proprio perchè frivola, veniva ballata all’interno delle commedie e ne troviamo testimonianza sia su vasellame del 500 a.c che all’interno di molti testi come le Nuvole di Aristofane e il Satyricon di Petronio (diretto anche da Fellini). Si tratta di una danza collegata al culto di Artemide, conosciuta anche come la dea romana Diana. In particolare il legame tra Artemide e la Cordace lo troviamo all’interno del libro del geografo Pausania Ἑλλάδος περιήγησις (“Guida della Grecia”) nel quale descrive i compagni di Pelope che, pensando di esser grati ad Artemide per la loro vittoria, danzarono la Cordace presso il santuario della dea. Tale danza inoltre era tipica degli abitanti del monte Sipilo nella provincia turca di Manisa. Ecco che ancora una volta troviamo un legame tra divinità, la regione egea turca e la danza. Infatti nella lezione precedente abbiamo studiato il legame tra Bacco e lo Zeimbekiko e ora il legame tra Artemide e la Cordace che tra i suoi tanti epiteti ha proprio “Cordaca”. Se assistessimo oggi ad uno spettacolo di Tsifteteli vedremo la danzatrice ondeggiare ventre e fianchi poichè “costretta a ballare da ferma” a causa dei piatti rotti vicino ai suoi piedi. Dopo questo excursus torniamo quindi allo tsifteteli presente anche nella cultura turca con il nome di Çifte-telli ovvero “doppia-corda” per via dell’accordatura “twisted GgDd”. Tale indicazione va letta come un sol basso(G), seguito da un sol ad un’ottava più alta(g), per poi ripetere tale disposizione ad ottave sulla corda di re(Dd). Inoltre le corde centrali, il sol(g) e il re(D), venivano “incrociate”(twisted) scambiandone la posizione sul capotasto e sul ponte mantenendo la stessa attaccatura ai piroli. Ad oggi questo suono ad “ottave”, che permette di avere un maggiore volume sullo strumento, viene applicato sul violino scordando la seconda corda (La) a Mi. Cosi facendo si ottiene quindi un Mi basso che, insieme alla prima corda, un Mi cantino, permette di riprodurre il suono ad ottave. Tale tecnica è stata utilizzata dal professore Michalis Kouloumis in una sua composizione dal nome Ciftetelli.

Analisi del brano

La melodia del brano è interamente basata sulla scala Bizantina che è composta dai gradi:

I    IIb    III    IV   V    VIb   VII

Se quindi costruiamo tale scala partendo da MI otteniamo:

Mi Fa Sol# La Si Do Re# Mi

che rappresentata in intervalli di Toni e Semitoni diventa: St T+St St T St T+St St

Possiamo quindi pensarla come una scala maggiore con il secondo (b2) e il sesto grado (b6) minore.

Questa scala viene chiamata anche: Double Harmonic, Bhairav, Mayamalavagowla e Maquam Hijaz Kar ma andiamo in ordine. Partiamo dalla Double Harmonic che prende il suo nome dalla simmetria della scala scala rispetto al 5° grado il quale mostra gli stessi intervalli sia alla sua sinistra che alla sua destra:

St  T+St  St   T   St  T+St  St

Applicando tale simmetria su Misirlou otteniamo:

Mi Fa Sol# La  //  Si  Do Re# Mi

Passiamo ora al corrispondente nome che assume nei raga indiani ovvero raga Bhairav che pare sia stato tramandato da Shiva stesso e che solitamente viene praticato al mattino. Per i più curiosi aggiungo che Bhairava è uno degli epiteti di Shiva e che nella musica carnatica questo raga assume il nome di Mayamalavagowla. Infine questa stessa scala è presente anche nella cultura araba con il nome di Maquam Hijaz Kar.

Ancora una volta, come visto nelle lezioni precedenti, una scala può unire più culture e popoli.

Passiamo ora ad analizzare il ritmo che, come anticipato, è uno Tsifteteli. Si tratta del Düyek Usul, o pattern ritmico Düyek, dove le percussioni alternano due suoni: Dum e Tek.

Tali suoni sono alla base delle percussioni arabe e rappresentano un suono basso (Dum) e un suono più acuto (Tek). Quindi alla fine avremo la seguente cella ritmica Dum-Tek  Tek-Dum-Tek. Il consiglio che vi do è di tener a mente questo ritmo perchè ci aiuterà a suonare “a tempo” il brano.

Nella trascrizione a seguire trovate una mia interpretazione con elementi arabo-flamenco. Dedichiamoci quindi agli elementi a cui prestare attenzione all’interno del brano. Partiamo dalla mano destra che avrà un ruolo importante nei rasgueos, presenti sin dalle prime battute e, volutamente inseriti per caricare il brano di sonorità arabe. Nella partitura è presente anche la diteggiatura della mano destra e la direzione degli “strokes” che le singole dita devono dare per poter suonare correttamente i rasgueos. Segue l’esposizione della melodia eseguita quasi solo con l’uso del pollice della mano destra e una seconda tipologia di rasgueo detto rasgueo de abanico. Nelle battute seguenti la tensione si risolve sui morbidi colori degli arpeggi caratterizzati da aggiunte di nona e settima/nona. Un saluto e al prossimo viaggio!