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Bill Laurance & Michael League (Close to Home)

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2026, ACT Music

  1. Luray – 2:50
  2. Wisdom – 4:27
  3. Tiny Little Flames – 2:51
  4. Kings & Queens – 4:01
  5. Tenant – 3:39
  6. Like It’s Nothing – 3:01
  7. Sol Do Sul – 3:54
  8. Mass of Moon Glow – 3:28
  9. Trust In You – 4:47
  10. Ma – 3:10
  11. Reach – 3:54
  12. Never Miss a Thing – 3:44

Bill Laurance – pianoforte
Michael League – oud, basso fretless, voce

Ci sono dischi che si registrano in uno studio e dischi che si registrano in una casa. “Close to Home”, terzo capitolo del duo formato dal pianista Bill Laurance e dal bassista e oudista Michael League, compagni di strada da oltre vent’anni negli Snarky Puppy e non solo, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Tre giorni di fine aprile al Château Palmer, tra i vigneti di Margaux, per il quarto capitolo della serie “ACT x Palmer” che ogni anno porta un progetto dell’etichetta tedesca nella tenuta bordolese: un pianoforte a coda in salotto, le finestre sulle viti mosse dal vento, i pasti condivisi con i padroni di casa e brani scritti spesso nel cuore della notte, tra le due e le cinque. Il resto lo fa una regola che i due si sono dati da tempo: dire molto con pochissimo.

Lo si capisce sin dal primo brano, “Luray”, dove la presa di suono di Nic Hard non nasconde nulla: si sentono il respiro dei musicisti, le corde dell’oud, il tonfo sordo della meccanica del pianoforte e, nelle pause, gli uccelli del giardino. Rumori che in uno studio si cancellerebbero e che qui diventano parte della musica, come se chi ascolta fosse seduto nella stanza accanto. È lo stesso League a spiegarlo: l’idea è invitare l’ascoltatore in casa, non mettere in scena uno spettacolo. E a ogni disco, raccontano i due, le sovraincisioni diminuiscono, nel tentativo di arrivare alla radice di quello che il duo è.

Il gioco delle parti è chiaro ma mai rigido. Il pianoforte di Laurance tiene le redini di melodia e armonia, più attento alla scelta della nota che al virtuosismo, mentre League passa dal caldo e mobile basso fretless, che detta il passo e apre spazi, all’oud, che porta con sé il Mediterraneo e il mondo arabo senza scivolare nell’esotismo da cartolina. Ed è proprio League, nel video di presentazione, a confessare di aver sentito l’amico suonare cose che in vent’anni non gli aveva mai sentito fare: il contesto, dice, ha aperto possibilità nuove a entrambi. Brani brevi, quasi tutti sotto i quattro minuti, canzoni più che temi da sviluppare: “Like It’s Nothing” ricorda che leggerezza non vuol dire superficialità, “Sol Do Sul” apre già nel titolo una finestra verso il Sud, “Mass of Moon Glow” e “Trust In You”, il brano più lungo, riportano tutto su un piano più raccolto, mentre in chiusura “Never Miss a Thing” consegna forse la melodia più memorabile del disco. Un “buffet del mondo”, lo definisce ridendo Laurance nel video di presentazione: jazz, pop, folk, blues, minimalismo, Oriente e Occidente, e nessuno stile escluso a priori.

Uscire dalla propria zona di comfort per scoprire “nuovi pascoli” è, a sentir loro, ciò che rende speciale questo terzo capitolo. Il rischio, semmai, sta nella direzione opposta: un album che sceglie di non alzare mai la voce, in cui chi cerca l’impennata solistica o il colpo di scena resterà forse con la voglia di qualcosa in più. Ma è una scelta, non una mancanza: qui si toglie, non si aggiunge.

In conclusione “Close to Home” è un disco da ascoltare come è stato registrato, senza fretta, magari a tarda sera e, visto il luogo, con un buon bicchiere a portata di mano. Un invito a entrare in casa che Laurance e League fanno con la naturalezza dei vecchi amici, e che ha il pregio raro di non chiedere nulla in cambio se non attenzione. “Keep it natural, keep it human”, dicono loro. Detto, e fatto.

© Letizia Le Fur